Brescia e Cellino in bilico tra ricorso e cessione: il club rischia la serie C

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il futuro del Brescia Calcio appare sempre più incerto, stretto tra la minaccia della retrocessione in serie C e le incognite legate a una possibile cessione della società. Due questioni che, sebbene distinte, rischiano di compromettere in modo irreversibile il percorso di un club già alle prese con difficoltà finanziarie e giudiziarie.

La decisione del Tribunale Federale Nazionale di infliggere una penalizzazione di otto punti – quattro da scontare nella prossima stagione di serie C e altrettanti nel 2025/26 – ha di fatto condannato il Brescia alla retrocessione, salvando invece il Frosinone. Una sentenza che, come emerso dalle motivazioni, trova origine in irregolarità fiscali e contributive: il club non avrebbe versato, nei termini previsti, le ritenute Irpef e i contributi Inps per gli stipendi dei mesi tra novembre 2024 e febbraio 2025, per un totale di circa 1,8 milioni di euro. La Covisoc, dopo aver segnalato le anomalie, ha innescato il deferimento che ha portato alla sanzione.

Ma non è solo la retrocessione a preoccupare. Il club, attualmente rappresentato dal consigliere Stefano Midolo dopo l’inibizione di sei mesi comminata a Massimo ed Edoardo Cellino, ha annunciato il ricorso in appello. Prima di affrontare questa battaglia legale, però, c’è un’altra scadenza cruciale: il 6 giugno, termine ultimo per saldare gli stipendi arretrati e i contributi pendenti. Un nodo finanziario che, se non sciolto, potrebbe aggravare ulteriormente la situazione già precaria.

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