Brescia deferito, confermati i capi d’accusa: il club di Cellino rischia la retrocessione in C

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Procura Federale della FIGC ha ufficializzato il deferimento del Brescia, confermando le accuse per il mancato pagamento dei contributi Irpef e Inps nelle scadenze del 17 febbraio e del 16 aprile. Nonostante la memoria difensiva presentata dalla società, le motivazioni non sono state ritenute sufficienti a scagionare il club, che ora rischia una penalizzazione di quattro punti in questa stagione e altrettanti nella prossima. Se la sanzione dovesse essere applicata immediatamente, il Brescia – già in bilico in zona retrocessione – vedrebbe compromesse le sue chances di salvezza, con la possibilità concreta di finire in Serie C.

La vicenda, che ha avuto un’accelerazione dopo le segnalazioni della Covisoc, coinvolge direttamente il presidente Massimo Cellino e il consigliere delegato Edoardo Cellino, deferiti per non aver ottemperato agli obblighi di versamento. Come previsto dal regolamento, il club è stato rinviato a giudizio, e il Tribunale Federale dovrà emettere un verdetto di primo grado entro maggio. Se da un lato la società potrebbe tentare un ricorso, dall’altro la tempistica stringente lascia poco margine di manovra, considerando che il campionato è ormai agli sgoccioli.

Intanto, la situazione in classifica potrebbe subire un repentino cambiamento. Con una penalizzazione di quattro punti, il Brescia scivolerebbe in piena zona retrocessione, regalando ossigeno a squadre come la Sampdoria, attualmente condannata alla Serie C. La decisione del tribunale, dunque, non avrà ripercussioni soltanto sul club lombardo, ma anche sull’assetto complessivo del torneo.

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