Italia e Germania stringono l'asse sull'auto, pressing a Bruxelles per rivedere il Green Deal
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Redazione Interno
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L'alleanza strategica tra Italia e Germania si consolida, proiettando una posizione comune di netta contrarietà verso le attuali regole del Green Deal europeo per il settore automobilistico. In un vertice bilaterale a Roma, i due ministeri competenti hanno prodotto una dichiarazione congiunta, manifestando una "piena sintonia" e preparandosi a presentare a Bruxelles, in vista del prossimo vertice intergovernativo di gennaio, una richiesta di svolta immediata. L'interdipendenza economica, del resto, costituisce il solido fondamento di questa intesa: la Germania è il primo partner commerciale dell'Italia in Europa, e entrambe le nazioni, tra le poche a generare almeno un quarto del proprio Pil dal manifatturiero, giocano un ruolo di primo piano nel commercio globale, classificandosi rispettivamente al terzo e al quarto posto nell'export di merci.
Un ultimatum congiunto per l'industria
Il messaggio inviato alla Commissione Europea si configura come un vero e proprio ultimatum, centrato sulla necessità di abbandonare quelle che vengono definite rigidità eccessive. Con i termini come era stato inizialmente pensato, il Green Deal non va più bene, affermano con forza i due governi, che chiedono una revisione immediata del pacchetto normativo. Al centro della battaglia, in particolare, vi è il blocco alla vendita di nuovi veicoli con motore a combustione interna previsto dal 2035, considerato una scadenza troppo stringente e potenzialmente dannosa, che deve essere urgentemente ripensata per scongiurare conseguenze severe per un comparto industriale così vitale.
La scadenza del 2035 e la linea della Commissione
La pressione si intensifica in un momento cruciale, dato che la Commissione Europea dovrebbe annunciare a breve la sua linea per rivedere le normative sulle emissioni di CO2. Bruxelles, stando alle anticipazioni, sembra però disposta a concedere solo poche e limitate deroghe al principio della piena elettrificazione dei veicoli leggeri a partire dal 2035, una posizione che rischia di scontrarsi frontalmente con le richieste di Roma e Berlino. La questione auto, insieme a quella del rilancio della produzione dell'acciaio, ha dominato l'agenda del bilaterale industriale, evidenziando come la transizione ecologica, nella sua attuale formulazione, sia percepita come una minaccia alla competitività.
Un nuovo asse geopolitico in formazione
Questa comunanza d'intenti tra i due Paesi, entrambi guidati da esecutivi conservatori e stabili, va ben oltre la semplice difesa di settori industriali specifici, delineandosi come una nuova carta strategica nel panorama europeo. L'agenda bilaterale prevede infatti altri appuntamenti di alto livello, che puntano a coordinare le posizioni sui dossier più caldi, in un contesto internazionale segnato dalle pressioni commerciali dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Trump. Il consolidato asse italo-tedesco si propone quindi come un polo di influenza determinante per indirizzare le future politiche industriali e ambientali dell'Unione, chiedendo flessibilità e pragmatismo in luogo di rigidi divieti.




