Inter e Pink Floyd, la strana coppia che celebra 50 anni di “Wish you were here” tra maglie e bacchette
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si torna a parlare di un’accoppiata inedita, capace di mescolare due universi solo apparentemente distanti – quello del tifo calcistico e quello della musica progressiva – e lo si fa con il rumore di fondo di una notizia che, per quanto singolare, ha il sapore di un’operazione commerciale ben precisa. Il Pink Floyd Football Club, meglio noto come PFFC, è tornato a tingersi di nerazzurro: un classico senza tempo degli anni Settanta, quello della band britannica che nel 1975 pubblicò “Wish you were here”, viene rivisitato per i giorni nostri attraverso una linea di prodotti che porta la firma congiunta dell’Inter e della Sony Music Italy. La collezione, annunciata ufficialmente mercoledì 15 aprile, è già disponibile in alcuni dei suoi componenti più simbolici, a partire dai plettri e dalle bacchette da batteria, mentre per altri articoli – come il bundle che abbina una t-shirt personalizzata a un vinile blu in edizione limitata – si dovrà attendere il 30 aprile, sebbene il pre-ordine sia già attivo.
L’iconica foto di Kim Gottlieb-Walker e il ritorno del PFFC
Non è la prima volta, va detto, che il mondo del pallone incroci quello delle sette note, ma in questo caso il richiamo è deliberatamente nostalgico e iper-visuale: a impreziosire l’operazione c’è la celebre immagine scattata da Kim Gottlieb-Walker, la fotografa che ritrasse i Pink Floyd in quella che sarebbe poi diventata un’immagine di culto legata al PFFC, la squadra di calcio fondata dalla band stessa negli anni Settanta. E proprio quella foto – con i suoi colori sbiaditi e quell’atmosfera insieme ludica e malinconica – fa da filo conduttore alla “PFFC Collection” pensata dall’Inter. Un dettaglio, quest’ultimo, che non è puramente estetico: la maglia celebrativa, una retro jersey che riprende le linee della squadra storica del gruppo, diventa il pezzo forte di una strategia che cerca di parlare tanto ai collezionisti di vinili quanto ai tifosi più affezionati, quelli che magari non sanno nemmeno chi fosse Roger Waters ma riconoscono il valore iconico di una copertina con due uomini che si stringono la mano in fiamme.
Vinili, bacchette e plettri: il merchandising che unisce due fedi
L’offerta, per essere chiari, non si limita a un semplice gadget da stadio. La collaborazione tra il club milanese e Sony Music Italy ha messo in campo una serie di oggetti che tentano di coprire l’intero spettro dei possibili acquirenti: da un lato i puristi della musica, che potranno acquistare un vinile speciale (la cui tiratura limitata, come spesso accade in queste occasioni, farà lievitare il valore da collezione), dall’altro i batteristi o chitarristi occasionali, che troveranno bacchette e plettri marchiati sia con il simbolo dei Pink Floyd che con lo stemma dell’Inter. Non manca, ovviamente, una maglia “brandizzata” in modo pesante, dove i due loghi si sovrappongono in un gioco di rimandi visivi studiato per non scontentare nessuna delle due parti. L’operazione, va riconosciuto, ha dalla sua parte un tempismo quasi perfetto: i cinquant’anni di “Wish you were here” – album che contiene brani come “Shine on you crazy diamond” e la title track che dà il nome all’iniziativa – cadono proprio in questo 2025, e l’Inter, da società attenta alle dinamiche del marketing emotivo, ha colto l’occasione al volo.
La disponibilità sugli store e i tempi di lancio
Da oggi, mercoledì 15 aprile, i primi prodotti sono dunque reperibili sullo store online di Sony Music Italy, mentre per quanto riguarda il già citato bundle con t-shirt e vinile blu esclusivo bisognerà armarsi di pazienza fino alla fine del mese. Una scelta, quella di scaglionare le uscite, che appare dettata più da esigenze logistiche che da una precisa strategia di hype: i plettri e le bacchette, essendo articoli a basso costo e facilmente producibili in grandi quantità, vengono lanciati subito per testare la reazione del pubblico, mentre i pezzi più pregiati – la maglia su tutte – richiedono tempi di realizzazione più lunghi. Il PFFC, che nella sua incarnazione originale era una squadra di calcio nata quasi per gioco tra i membri della band e i loro roadie, diventa così un marchio secondario sfruttato per legittimare l’operazione sul piano della “autenticità storica”. Un azzardo, forse, ma che per ora sembra funzionare: i primi dati di vendita, sebbene non ancora ufficiali, parlano di un buon riscontro soprattutto tra i tifosi under 40, quelli cioè che non hanno vissuto l’epoca d’oro del progressive ma ne subiscono il fascino come forma di distinzione culturale.




