Napoli-Lazio, Sarri ritrova Gila nel fortino Maradona: i numeri e le scelte di formazione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarà un ritorno al passato quello che andrà in scena sabato 18 aprile alle 18.00 allo stadio “Diego Armando Maradona”, dove il Napoli di Antonio Conte ospiterà la Lazio di Maurizio Sarri. Se per i padroni di casa, reduci da un ruolino di marcia impressionante tra le mura amiche, l’obiettivo è blindare la corsa al secondo posto (e di conseguenza il ritorno in Champions League), per i biancocelesti – che arrivano da una sconfitta esterna contro la Fiorentina – la partita rappresenta un crocevia psicologico importante. La notizia di formazione più rilevante per gli ospiti riguarda il rientro di Mario Gila, il difensore spagnolo che, dopo un periodo di stop, sembra aver recuperato la condizione e si candida per un posto al fianco di Romagnoli, scalzando Provstgaard nelle gerarchie dettate da Sarri.

La difesa e i recuperi: chi torna e chi riposa

Oltre al recupero di Gila, la cui presenza dal primo minuto sembra quasi certa (o quanto meno un impiego a gara in corso per dargli minutaggio), la Lazio dovrebbe affidarsi alla spinta sulle fasce di Lazzari e Nuno Tavares, con quest’ultimo che ha avuto la meglio nel ballottaggio con Pellegrini. A centrocampo, Sarri dovrà sciogliere il nodo relativo al regista: il ballottaggio è tra Cataldi e Patric, con l’italiano che parte leggermente favorito per garantire maggiore equilibrio davanti alla difesa. Sul fronte opposto, Antonio Conte sorride per il rientro di Amir Rrahmani. Il difensore kosovaro, fermo ormai da due mesi (l’ultima apparizione risale al 15 febbraio contro la Roma), ha smaltito il problema fisico e, sebbene non parta titolare, si accomoderà in panchina pronto a subentrare durante la sfida. La sua presenza, anche solo nello spirito del gruppo, toglie un peso notevole a una retroguardia che, comunque, ritrova anche Beukema in vantaggio su Juan Jesus per completare il terzetto difensivo con Buongiorno e Olivera.

L’assalto al “Maradona” e la legge dei numeri

L’occasione è topica, per dirla con le parole che aleggiano nel ritiro partenopeo: tre punti servirebbero per blindare la zona Champions e tenere a bada le inseguitrici. Tuttavia, la Lazio arriva al “Maradona” con un peso statistico che pochi altri club possono vantare in questo periodo. I numeri, si sa, non mentono: il Napoli è imbattuto in casa da ben 495 giorni. L’ultima squadra a espugnare Fuorigrotta è stata proprio la Lazio, l’8 dicembre del 2024, quando il danese Isaksen segnò la rete decisiva al minuto 78’. Da quel giorno, gli azzurri hanno collezionato 19 vittorie e 7 pareggi nelle successive 26 gare interne, un muro invalicabile per quasi tutti, tranne che per i biancocelesti. Isaksen, guarda caso, è proprio uno dei giocatori più attesi: sebbene Sarri soffra di una certa sterilità offensiva in trasferta (con il quarto peggior attacco esterno d’Europa, come riportano alcune analisi), il danese ha il vizio di accendersi sotto la curva del Maradona e rappresenta la principale minaccia per la retroguardia di Conte.

Le scelte di Conte e le chiavi tattiche

Conte, che schiererà il solito 3-4-2-1, sa bene che il match di sabato è una di quelle “finali” che spezzano le stagioni. Davanti a Milinkovic-Savic, la linea a tre sarà composta da Beukema, Buongiorno e Olivera. In mediana, la diga Lobotka sarà affiancata da Anguissa (nonostante un piccolo affaticamento, dovrebbe esserci) o in alternativa McTominay, mentre sugli esterni agiranno Politano e Spinazzola. Il reparto più avanzato sarà affidato alla qualità di De Bruyne e al movimento di McTominay sulla trequarti, con Hojlund punta centrale. Dall’altra parte, Sarri risponde con il suo 4-3-3 speculare ma più orientato al possesso palla per spezzare il ritmo. Con Gila e Romagnoli al centro, la sfida si giocherà sulle seconde palle e sulla capacità della Lazio di non subire l’impatto emotivo dei 50mila del Maradona, un fortino che Conte ha reso nuovamente inviolabile (19 vittorie e 7 pareggi nelle ultime 26). Il presidente De Laurentiis sarà presente sugli spalti per osservare da vicino il duello tra il suo presente (Conte) e un pezzo del suo passato travolgente (Sarri), in una partita che, al di là delle chiacchiere, si annuncia spigolosa e tatticamente affascinante.

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