L’escalation nel Golfo Persico: una petroliera battente bandiera Bahamas colpita da un’esplosione mentre era all’ancora vicino Bassora
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Redazione Esteri
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L’attacco, avvenuto nelle acque settentrionali del Golfo Persico, ha visto come protagonista la Suezmax Sonangol Namibe, un’unità battente bandiera delle Bahamas che si trovava alla fonda nelle vicinanze del porto iracheno di Khor Al-Zubair, un nodo cruciale situato nella provincia di Bassora e prossimo al confine con il Kuwait. Secondo le prime ricostruzioni fornite dall’ente britannico per la sicurezza marittima, l’UKMTO, e riprese da diverse agenzie internazionali, il personale di bordo avrebbe udito un forte boato sul lato di sinistra dello scafo, notando immediatamente dopo un’imbarcazione di piccole dimensioni allontanarsi dal luogo dell’esplosione; la dinamica, con l’uso di un drone navale carico di esplosivo, è stata successivamente confermata dalle valutazioni preliminari degli esperti di sicurezza. Sebbene l’equipaggio, come riferito dai comunicati ufficiali, sia stato dichiarato illeso e la nave non abbia riportato un incendio a bordo, l’onda d’urto ha provocato una falla nella zona delle cisterne di zavorra, causando uno sversamento di greggio in mare che gli stessi monitoraggi dell’UKMTO hanno segnalato come un potenziale rischio ambientale per quel tratto di oceano. La società facente capo alla statunitense Sonangol Marine Services ha confermato la natura dell’incidente, sottolineando come il natante, al momento dell’esplosione, risultasse privo di carico e fosse in procinto di rispettare un contratto con l’ente petrolifero iracheno per il rifornimento di carburante. Va detto, però, che non esiste al momento una concordanza univoca tra questa dinamica e la successiva rivendicazione dei Pasdaran: i Guardiani della Rivoluzione iraniana, attraverso i canali della televisione di Stato, hanno infatti dichiarato di avere centrato con un missile una petroliera statunitense nella medesima area, affermando che il bersaglio sarebbe avvolto dalle fiamme, un dettaglio, quello del rogo, che contrasta con i rapporti degli enti marittimi occidentali e apre uno scenario di disinformazione tipico dei teatri bellici.
La risposta militare iraniana e il controllo dello Stretto di Hormuz
Nella complessa architettura dell’offensiva scatenata da Teheran, l’azione contro il naviglio mercantile rappresenta soltanto uno dei molteplici fronti aperti dalle forze armate della Repubblica Islamica, intenzionate a dimostrare la propria capacità di colpire interessi occidentali su più livelli. Parallelamente all’attacco nel nord del Golfo, fonti vicine ai Pasdaran hanno reso noto il lancio di droni contro l’aeroporto di Nakhchivan, nell’exclave azera, un territorio geograficamente incuneato tra Iran, Armenia e Turchia, dove l’incursione avrebbe provocato il ferimento di due persone; l’Azerbaigian, convocando l’ambasciatore iraniano, ha ufficialmente protestato per la violazione del proprio spazio aereo. Ma è sulla questione della libertà di navigazione che la tensione raggiunge il suo apice: il delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha reiterato la minaccia di bloccare lo Stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato che collega il Golfo con l’Oceano Indiano attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, annunciando che non sarà tollerato il transito di unità commerciali o militari riconducibili a Stati Uniti, Israele e ai loro alleati europei. Una presa di posizione, questa, che segue di poche ore l’affondamento di una fregata iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka da parte di un sottomarino americano, un’azione che aveva causato la morte di oltre ottanta marinai e che il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha bollato come un’atrocità destinata a lasciare un segno indelebile nelle relazioni bilaterali.
Le ripercussioni sul traffico marittimo e il rialzo dei prezzi energetici
La recrudescenza degli attacchi nel sesto giorno di conflitto sta producendo effetti tangibili sull’intera logistica energetica del Medio Oriente, con le principali compagnie petrolifere costrette a rivedere le proprie operazioni in un’area che si estende ben oltre i confini iraniani. Secondo le ricostruzioni basate sui dati della piattaforma MarineTraffic e diffuse dall’agenzia Reuters, circa duecento imbarcazioni, tra cui petroliere, metaniere e portacontainer, giacevano alla fonda in acque aperte dinanzi ai principali produttori del Golfo, mentre diverse centinaia di altre risultavano bloccate al di fuori dello Stretto di Hormuz, incapaci di raggiungere i terminal di carico. La BP, per citare un caso emblematico, ha proceduto all’evacuazione del personale straniero dal giacimento iracheno di Rumaila, dopo che due droni non identificati erano penetrati all’interno del perimetro estrattivo; l’Iraq, dal canto suo, ha già registrato un calo della produzione giornaliera stimato intorno al milione e mezzo di barili, una contrazione dovuta all’impossibilità di stoccare il greggio e di caricarlo sulle navi in rada. Le quotazioni del greggio, in questo clima di incertezza assoluta, hanno prolungato la loro corsa al rialzo, accumulando un incremento superiore al quattordici per cento dall’inizio delle ostilità e superando i cinquantuno euro al megawattora per quanto concerne il gas naturale in Europa; l’emirato del Qatar, che da solo copre il venti per cento della domanda globale di GNL, ha dovuto interrompere la produzione, e la capacità di paesi come Stati Uniti o Australia di sopperire a questa mancanza appare estremamente limitata.
Coinvolgimento kuwaitiano e dinamiche belliche nella regione
Il Kuwait, pur non essendo formalmente tra i belligeranti, si trova sempre più coinvolto nelle dinamiche del conflitto, sia per la prossimità geografica dei teatri di guerra sia per la presenza di importanti infrastrutture militari statunitensi sul suo territorio. Le autorità locali hanno confermato che l’attacco alla petroliera, avvenuto a circa trentasette miglia nautiche dal porto di Mubarak Al Kabeer, si è consumato al di fuori delle proprie acque territoriali, ma ciò non ha impedito che il paese subisse direttamente le conseguenze delle ostilità: il ministero della Sanità kuwaitiano ha infatti comunicato il decesso di una bambina di undici anni, colpita dai frammenti di un proiettile durante un bombardamento in area residenziale. Nelle ore immediatamente precedenti, inoltre, tre caccia americani F-15 erano precipitati nelle vicinanze della base aerea di Ali Al Salem, apparentemente abbattuti per errore dalle stesse difese anti-aeree kuwaitiane mentre conducevano operazioni contro l’Iran; un episodio che aveva inizialmente generato confusione e che il Pentagono si era affrettato a chiarire, smentendo al contempo le rivendicazioni di Teheran circa l’abbattimento di un velivolo statunitense nel sud-ovest del paese. La stessa ambasciata americana in Kuwait, dopo essere stata bersaglio di un tentativo di bombardamento con droni prontamente intercettati, ha diramato un avviso ai connazionali invitandoli a rimanere chiusi nelle proprie abitazioni, a riprova di come l’intera regione del Golfo sia ormai divenuta un teatro operativo dove gli equilibri tradizionali sono stati spazzati via dalla violenza degli scontri in corso.
Description: Una petroliera battente bandiera Bahamas è stata danneggiata da un’esplosione nel nord del Golfo. I Pasdaran rivendicano l’attacco.




