Ottanta anni fa il primo voto alle donne, l’aula ricorda tra cartelli e memoria
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Redazione Interno
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Era la prima volta che la voce delle donne valeva anche agli occhi dello Stato – e loro, le donne italiane, risposero in massa, sostenendo lunghe code a cui i razionamenti alimentari della guerra le avevano già abituate – per recarsi a votare.
“Stringevano in mano le schede come biglietti d’amore”: è questa la citazione della giornalista e femminista Anna Garofalo, rievocata ieri nell’aula della Camera durante la seduta che ha celebrato l’80esimo anniversario di quella storica tornata del 2 giugno 1946, quella che sancì la nascita della Repubblica e, per la prima volta nel Paese, il suffragio universale femminile.
Un diritto esercitato prima timidamente alle amministrative di qualche mese prima, poi, con una partecipazione massiccia, per la scelta tra Monarchia e Repubblica, che portò ventuno donne – definite poi “Madri Costituenti” – a varcare le porte di Montecitorio per scrivere l’articolo 3 della Costituzione.
Il flash mob del M5S e i numeri sul divario di genere
A scandire la ricorrenza, se da un lato la memoria storica, dall’altro sono arrivati i numeri, freddi e attuali, che raccontano un percorso ancora irrisolto. Al termine dell’intervento della deputata Gilda Sportiello, gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno esposto in Aula una serie di cartelli: un flash mob silenzioso che elencava dati sulla condizione femminile odierna.
“1 donna su 4 lascia il lavoro una volta madre”, “Stesso lavoro, stessa paga”, “Italia ultima in UE per occupazione femminile” e ancora “Solo il 15% di sindache” fino al dato sulla rappresentanza parlamentare, fermo al 33%. Cartelli che hanno trasformato l’aula per un attimo in una galleria di disuguaglianze strutturali, fotografando il divario che persiste nonostante il diritto formale, ormai ottantenne, sia stato formalmente acquisito.
La mostra dell’Ansa e il lungo percorso delle conquiste
In parallelo alle celebrazioni istituzionali, l’agenzia Ansa ha inaugurato la mostra “Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA”, un esposizione che raccoglie centoventidue scatti per ripercorrere le tappe di questa emancipazione. Dalle prime sindache elette nel 1946 fino alla recente legge sul femminicidio, passando per le immagini delle ventuno elette all’Assemblea Costituente; un excursus che, nelle parole dei curatori, vuole evitare “il trionfalismo” per concentrarsi invece su ciò che ancora manca.
Lo ha ricordato l’amministratore delegato dell’agenzia, sottolineando come la parità di genere resti una strada disseminata di ostacoli: basti pensare che l’occupazione femminile stenta ancora a raggiungere livelli europei adeguati, un tema caldo che ha attraversato anche la narrazione politica della giornata.
Eventi diffusi sul territorio e memoria condivisa
Il racconto di quella data – il 2 giugno 1946 – non si è fermato tra le mura del Parlamento. A Savona, domani 29 maggio, nella Sala Consiliare del Palazzo comunale, andrà in scena una performance diretta dalla regista Daniela Liaci: una lettura scenica dal titolo “Sebben che siamo donne” che intende restituire la coralità di quella conquista.
L’iniziativa, che coinvolge cori e letture pubbliche, vuole sottolineare come quel diritto sia stato un “pilastro fondamentale” della democrazia repubblicana, mostrando come la memoria di quel voto (e delle lunghe code che lo accompagnarono) sia ancora oggi un riferimento tangibile per le nuove generazioni, soprattutto in un contesto in cui, come si è visto in Aula, le quote rosa nei vertici aziendali e nei consigli regionali restano drammaticamente basse.




