Mosca: "Con lo stop al gas, l'Ue sceglie di rinunciare alla libertà"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente adottato, nella giornata di lunedì, il regolamento che sancisce la fine delle importazioni di gas dalla Russia, una misura che rappresenta l’atto conclusivo di un percorso politico avviato dopo l’invasione dell’Ucraina e che mira a recidere definitivamente i legami energetici con Mosca. Il divieto, che si applicherà in maniera progressiva, prevede una tabella di marcia stringente: l’importazione di gas naturale liquefatto sarà interrotta a partire dall’inizio del prossimo anno, mentre per il gas fornito via gasdotto la scadenza è fissata per l’autunno del 2027, dopo un periodo di transizione che riguarderà i contratti di lungo termine ancora in essere.

Una reazione immediata da Mosca

La reazione delle autorità russe, il cui ministero degli Esteri ha parlato attraverso la portavoce Maria Zakharova, non si è fatta attendere ed è stata di netta condanna, carica di una retorica che evoca concetti di sovranità e autonomia. In un’intervista televisiva, Zakharova ha affermato che i Paesi dell’Unione, approvando quella che è stata definita una misura coercitiva, “hanno rinunciato alla libertà”, sollevando una questione che va ben al di là dei meri flussi commerciali. “Per ora”, ha aggiunto la diplomatica, lasciando intendere una valutazione ancora in divenire, “è difficile prevedere con precisione se si tratta di felici vassalli o di infelici schiavi, il tempo lo dimostrerà”.

Il contesto e gli obiettivi della misura europea

La decisione dei Ventisette si inserisce nel quadro più ampio del piano REPowerEU, concepito per affrancare Bruxelles dalla dipendenza energetica russa, una dipendenza che negli ultimi due anni è stata già drasticamente ridotta attraverso un diversificarsi delle fonti di approvvigionamento. Il regolamento, che diventerà operativo dopo l’usuale iter formale, costituisce dunque una pietra miliare in quella che è stata una riconfigurazione geopolitica ed economica senza precedenti, accelerata dagli eventi bellici. La Commissione europea, del resto, ha già annunciato l’intenzione di proporre un percorso analogo per quanto concerne le importazioni di petrolio russo, con un obiettivo temporale fissato entro la fine del 2027.

Le implicazioni e la sfida della transizione

La vera sfida per gli Stati membri, alcuni dei quali in passato maggiormente dipendenti dalle forniture via gasdotto, consisterà ora nel gestire la fase di transizione verso la piena attuazione del divieto, garantendo al tempo stesso la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità dei mercati. La gradualiaità delle scadenze intende proprio fornire quel margine necessario ad adattare le infrastrutture e consolidare gli accordi con nuovi partner, in un panorama globale che rimane dinamico e soggetto a tensioni. L’Europa, insomma, si appresta a chiudere un capitolo energetico che per decenni ne ha influenzato le relazioni esterne, mentre Mosca continua a leggere questa scelta non come una necessità dettata dalle circostanze, ma come un atto di auto-limitazione della sovranità altrui.

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