Via Crucis al Colosseo, il Papa invita a vivere come Gesù: "Questo mondo è a pezzi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Città del Vaticano – Un «mondo a pezzi», lacerato da conflitti senza fine, dove i più deboli soccombono ai «giudizi e pregiudizi», dove i migranti vengono respinti alle frontiere e un’economia spietata continua a mietere vittime. È l’immagine drammatica che papa Francesco ha tracciato nelle meditazioni scritte per la Via Crucis del Venerdì Santo, celebrata al Colosseo senza la sua presenza fisica – il terzo anno consecutivo – ma con le sue parole a guidare la riflessione dei fedeli.

La Via Crucis, ha sottolineato il Pontefice, non è una semplice rievocazione rituale, ma un invito a interrompere i percorsi consueti, a lasciarsi provocare dalla «gratuità» di Cristo in un’epoca che «calcola tutto». È una strada che, seppur costosa, può trasformare anche le realtà più aride: una città divisa può ritrovare unità, una fede inaridita riscoprire la forza delle promesse divine, un cuore indurito tornare a battere di compassione.

Bergoglio, che ha affidato la guida della celebrazione al cardinale Reina – con la partecipazione, tra gli altri, del vicepresidente americano J. D. Vance – ha insistito sulla necessità di «lacrime sincere» e di una conversione radicale. Le sue meditazioni, redatte di suo pugno, hanno denunciato senza mezzi termini le ferite della convivenza umana, sia nelle grandi dinamiche geopolitiche sia nelle micro-tensioni quotidiane: dai conflitti tra nazioni alle lacerazioni nelle famiglie, passando per i luoghi di lavoro, dove troppo spesso prevale la logica del profitto.

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