'Ndrangheta a Melicucco, 12 arresti e un assessore ai domiciliari: “Il Comune sotto pressione della cosca”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All'alba di oggi, i carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione G.I.P.-G.U.P., nei confronti di dodici persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Sette sono state condotte in carcere, mentre per altre cinque sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Tra queste ultime figura Gabriele Bruzzese, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Melicucco, nella giunta guidata dal sindaco Francesco Nicolaci.

L'operazione ha colpito la cosca Costa-Filippone, radicata nella locale di 'ndrangheta di Melicucco, un centro della Piana di Gioia Tauro. Le indagini, avviate dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro nel maggio del 2022, hanno preso le mosse anche dalle risultanze dei procedimenti “Crimine” e “'Ndrangheta Stragista”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'inchiesta avrebbe consentito di delineare la genesi e l'evoluzione della locale, la cui origine risalirebbe a circa un secolo fa, seguendone l'avvicendamento dei vertici fino all'attuale assetto.

Il condizionamento sugli organi comunali

A fare il punto sull'operazione è stato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli. «Abbiamo ricostruito una pluralità di estorsioni e dalle indagini è emerso un condizionamento degli organi comunali realizzato dalla cosca», ha dichiarato il magistrato nel corso della conferenza stampa. Borrelli ha poi aggiunto: «Sono molto soddisfatto di questa operazione perché costituisce quello che la Procura vuole ripromettersi nel corso dei prossimi anni sotto la mia direzione. Vogliamo dimostrare l'attualità della permanenza dei fenomeni criminali mafiosi sul territorio calabrese, in particolare in quelle che sono le nuove dimensioni dell'agire mafioso, ma anche in quelle che sono dinamiche tradizionali del controllo del territorio che si fondano appunto sull'assoggettamento e sulla violenza e sull'intimidazione».

Il procuratore ha definito la cosca un «soggetto alternativo allo Stato», al quale i cittadini si rivolgevano persino per risolvere questioni private. La Dda contesta agli indagati di aver costretto sindaco e assessori, con minacce e facendo leva sulla forza intimidatrice mafiosa, «ad operare in conformità al volere della 'ndrina Costa». Il grado di penetrazione nel tessuto amministrativo emerge da episodi ricostruiti dagli inquirenti, tra cui quello che ha portato all'arresto dell'assessore Bruzzese, non accusato di associazione mafiosa ma di un episodio di estorsione aggravata.

La vicenda dei lavori stradali e il sequestro preventivo

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la posizione dell'assessore ai Lavori pubblici è legata ai lavori di rifacimento del manto stradale della provinciale 5, in occasione del passaggio del Giro d'Italia. Dario Varamo, detto “Tamburino”, avrebbe voluto che la ditta incaricata asfaltasse anche una zona esterna alla carreggiata e non compresa nel progetto, utilizzata come parcheggio vicino alla sua abitazione. Per ottenere l'estensione dell'intervento, secondo il gip, l'indagato avrebbe chiesto l'appoggio di Bruzzese, che avrebbe fornito il proprio contributo per sbloccare la situazione.

Un altro passaggio dell'ordinanza riguarda l'apertura di un nuovo caseificio. Pasquale Costa, secondo l'accusa, voleva subentrare nei locali di un'attività precedente sulla quale gravavano pendenze tributarie. Dopo i primi tentativi con l'amministrazione, Varamo, su ordine di Rosario Costa, avrebbe prelevato il sindaco dagli uffici comunali e lo avrebbe accompagnato nella masseria dei Costa, in contrada San Fili. Lì il primo cittadino avrebbe spiegato gli ostacoli amministrativi all'apertura dell'attività.

La risposta, secondo gli inquirenti, non lasciava dubbi sulle intenzioni: se l'ente avesse fatto mancare loro «il pane», sarebbero «usciti pazzi» e sarebbero andati negli uffici comunali a «spaccare gli armadietti in testa a tutti».

Nel corso dell'operazione è stato disposto anche il sequestro preventivo di un'impresa individuale attiva nella gestione di una cava di inerti e di un terreno. Le indagini hanno riguardato inoltre il settore degli stupefacenti: secondo quanto emerso, il traffico di droga non avrebbe rappresentato il principale ambito di attività della locale, ma gli appartenenti al sodalizio se ne sarebbero occupati in caso di necessità, con alcune trattative già avviate che non sarebbero arrivate a compimento per circostanze fortuite.

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