‘Ndrangheta, 12 misure cautelari contro la cosca Costa-Filippone di Melicucco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dodici persone ritenute vicine alla cosca Costa-Filippone, radicata nel territorio di Melicucco, nella Piana di Gioia Tauro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, prevede sette arresti in carcere e cinque ai domiciliari.

Le accuse contestate

Le contestazioni, a vario titolo, riguardano associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. Nel corso dell’operazione è stato anche eseguito un sequestro preventivo che ha colpito un’impresa individuale attiva nella gestione di una cava di inerti e un terreno collegato.

Il vertice del sodalizio

Secondo l’ipotesi accusatoria, il ruolo di capo promotore dell’associazione mafiosa sarebbe riconducibile a Rosario Costa, detto “Angelo”. La sua ascesa, stando alla ricostruzione degli inquirenti, risalirebbe alla seconda metà degli anni Novanta, quando — a seguito di contrasti con la fazione facente capo a Rocco Santo Filippone — avrebbe assunto il controllo del locale di Melicucco insieme al fratello Carmelo.

Tale assetto sarebbe stato suggellato, sempre secondo la tesi investigativa, da un’investitura formale attribuita a Carmelo Bellocco, esponente di vertice dell’omonima cosca di Rosarno. La ricostruzione della Procura antimafia punta a delineare non soltanto le singole condotte contestate, ma l’evoluzione stessa degli equilibri criminali nel centro della Piana, un territorio storicamente al centro di numerose indagini della Dda reggina.

Il quadro investigativo

Le indagini, avviate dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro nel maggio 2022, hanno preso le mosse anche dalle risultanze dei procedimenti “Crimine” e “Ndrangheta Stragista”. Il lavoro investigativo ha permesso di ricostruire la genesi del sodalizio, risalente a circa un secolo fa, e le principali fasi della sua evoluzione attraverso l’avvicendamento dei vertici.

Nel corso delle attività sono stati ricostruiti diversi episodi estorsivi e di violenza privata aggravata, alcuni dei quali nei confronti di amministratori locali, che avrebbero evidenziato la capacità intimidatoria del gruppo e il suo controllo capillare sul territorio. Gli approfondimenti hanno riguardato anche il settore degli stupefacenti: pur non costituendo il core business del sodalizio, gli appartenenti non avrebbero rifuggito dall’occuparsene in caso di necessità.

Le persone raggiunte dalle misure cautelari sono Salvatore Ammazzagatti, Carmelo Costa, Pasquale Costa, Rosario Costa detto “Angelo”, Salvatore Costa, Salvatore Magiaruga e Dario Varamo, tutti condotti in carcere. Ai domiciliari sono finiti Domenico Antonio Napoli, Gabriele Bruzzese, Domenico Giuseppe Galatà, Giuseppe Politanò e Giorgio Varone. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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