Mina, 86 anni, la Tigre che non smette di graffiare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Compie ottantasei anni, oggi, Mina Anna Mazzini: la data segnata sul calendario, il 25 marzo, riporta alla mente un’intera epoca musicale che, di fatto, non si è mai conclusa. Nata a Busto Arsizio nel 1940 – non nel 1980 come talvolta superficialmente si riporta, ma l’errore stesso, paradossalmente, dice molto della sua natura quasi mitologica – l’artista crebbe poi a Cremona, città che le avrebbe cucito addosso il soprannome destinato a diventare leggenda: la Tigre. Un’identità, quella felina, che deve tutto alla potenza di un timbro vocale capace di restare un marchio di fabbrica inconfondibile, un riferimento assoluto per chi ascolta e persino per chi, della musica, ha fatto il proprio mestiere.
A festeggiarla, in queste ore, non è soltanto il pubblico che da decenni ne segue le incursioni vocali; c’è anche chi, dalla radio, ne ha fatto un omaggio continuo e appassionato. Fiorello, dal suo consueto spazio su Radio 2, ha dedicato alla cantante una lunga carrellata di canzoni, inframezzando momenti di commozione a spiazzanti incursioni nell’attualità più pungente. Lo showman, con il suo stile inafferrabile, ha persino lanciato una provocazione nei confronti della Rai, rivendicando – tra una canzone e l’altra – di meritarsi la prima serata. Un modo, il suo, per tenere insieme la celebrazione di un’artista senza tempo con la consapevolezza del proprio peso nel panorama dello spettacolo italiano.
Ma il tributo più intimo arriva da chi Mina la conosce al di là della ribalta. La figlia Benedetta Mazzini, in un post affidato ai social, ha definito la madre “l’essere alieno più umano che io conosca”. Poche parole, dense di un affetto che rovescia l’immagine pubblica della diva distante e inaccessibile: quella che per anni ha scelto il silenzio di Lugano, allontanandosi volontariamente dalle luci della scena, viene restituita nella sua umanità più autentica da chi la vive ogni giorno. Un gesto, quello di Benedetta, che si inserisce in un coro di messaggi arrivati da ogni parte del mondo, dimostrando come il suo pubblico sia rimasto fedele nonostante, o forse proprio a causa, della sua assenza dal palcoscenico.
Una voce senza volto e un’eredità che si fa disco
C’è una voce, insomma, che non ha mai avuto bisogno di mostrarsi per essere riconosciuta. Mina ha costruito la propria autorità artistica sulla forza di uno strumento vocale capace di spaziare dal pop più acceso alla canzone d’autore, e l’ha fatto ritirandosi in una sorta di esilio volontario che ne ha accresciuto il fascino. E proprio mentre si festeggia questo compleanno, arriva anche un annuncio che aggiunge un tassello importante alla sua discografia: un album inedito, registrato dal vivo nel 1970, che raccoglie materiale rimasto finora negli archivi. Un ritrovamento, questo, che getta nuova luce su un periodo particolarmente fervido della sua carriera, restituendo agli ascoltatori la forza immediata di un’interpretazione dal palco.
Il filo invisibile con Gino Paoli e il senso della continuità
L’onda di commozione che ha attraversato il mondo della musica in questi giorni per la scomparsa di Gino Paoli sembra aver trovato un contrappunto ideale in questo compleanno. Non c’è dichiarazione ufficiale, in questo senso, ma il fatto che le celebrazioni per Mina arrivino a così breve distanza dalla perdita di un altro gigante della canzone d’autore sottolinea, quasi inevitabilmente, il peso di una generazione irripetibile. E mentre Paoli se n’è andato, Mina continua a rappresentare una presenza costante, una sorta di tratto d’unione tra la tradizione e un modo di fare musica che non conosce declino. La famiglia, attorno a lei, ha fatto da scudo in questi anni: dalla figlia Benedetta al figlio Massimiliano Pani, produttore e collaboratore storico, si è costruita una barriera protettiva che ha permesso all’artista di continuare a incidere dischi senza mai tornare a esibirsi dal vivo.
Una playlist per celebrare il mito e la polvere di storie
Non poteva mancare, in una ricorrenza simile, il consueto tentativo di riassumere in una scaletta ciò che Mina ha rappresentato. I brani più famosi, quelli che hanno segnato intere generazioni, tornano a circolare con rinnovata urgenza: da “Tintarella di luna” a “Brava”, passando per le interpretazioni più sofisticate degli anni Settanta e Ottanta. Ma ridurre Mina a una semplice playlist sarebbe un esercizio riduttivo, perché la sua eredità è fatta anche di scelte radicali, come quella di abbandonare le scene nel pieno del successo, trasformando la propria assenza in una forma di presenza ancora più potente. E così, a ottantasei anni, la Tigre continua a graffiare: non con le apparizioni, ma con la forza di una voce che resta, ancora oggi, un modello tecnico ed emotivo per chiunque provi a misurarsi con la musica italiana.




