Istat, cresce l'occupazione: a settembre 67mila posti in più, 176mila su un anno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro italiano, nonostante le incertezze congiunturali, continua a mostrare un'insolita vitalità, come attestano i dati provvisori diffusi dall'Istat e riferiti al mese di settembre. Gli occupati, infatti, hanno toccato la cifra di 24 milioni e 221mila unità, registrando un incremento congiunturale dello 0,3% che, tradotto in numeri assoluti, equivale a 67mila persone in più al lavoro rispetto al mese di agosto. Se si allarga lo sguardo all’arco dei dodici mesi, l’aumento appare ancor più significativo, raggiungendo le 176mila unità, un balzo che corrisponde a una crescita dello 0,7% su base annua. Questo andamento, che per molti osservatori rappresenta una conferma della resilienza del sistema produttivo, si accompagna a un tasso di occupazione salito al 62,7%, guadagnando tre decimi di punto percentuale in un anno, mentre il tasso di disoccupazione, in controtendenza, segna un rialzo, attestandosi al 6,1%.

La composizione della crescita

Analizzando la struttura di questo incremento, si evince come la spinta propulsiva provenga in larga parte dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che hanno conosciuto un'espansione notevole, mentre i dipendenti a termine hanno visto ridursi il proprio numero in maniera consistente. Una dinamica, questa, che alcuni leggono come un possibile segnale di un mutamento nella qualità del lavoro offerto. Anche gli autonomi, seppur in misura minore, contribuiscono al quadro positivo con un loro incremento. La fotografia scattata dall’istituto di statistica rivela, inoltre, che l’aumento interessa in modo trasversale quasi tutte le fasce d'età, fatta eccezione per quella centrale, compresa tra i 35 e i 49 anni, che invece registra un lieve arretramento. Le donne, poi, sono tra le protagoniste di questa fase, contribuendo in maniera determinante alla crescita complessiva, in un contesto dove il tasso di inattività, seppur di poco, scende al 33,1%.

Le reazioni politiche e le cautele

Sul versante politico, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha accolto con soddisfazione i dati, attribuendo il “trend positivo” all’“efficacia delle politiche del governo” che ha “messo a terra riforme strutturali”, citando in particolare la detassazione del lavoro e le misure a sostegno di famiglie e imprese. Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha sottolineato come i numeri confermino un percorso di crescita ormai consolidato. Tuttavia, non mancano voci che invitano a una lettura più prudente dell’ottimismo dei dati; Confcommercio, ad esempio, ha espresso la necessità di “valutare con prudenza la crescita degli occupati”, lasciando intendere che la solidità della ripresa meriti ancora di essere verificata nel tempo, soprattutto alla luce del contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione, un paradosso solo apparente che spesso accompagna fasi di rientro nel mercato del lavoro di persone precedentemente inattive.

Uno sguardo d'insieme

Il quadro che emerge è dunque composito, dipingendo un’Italia dove il numero di persone che lavorano raggiunge livelli record, un fatto indubbiamente positivo, sebbene l’aumento del tasso di disoccupazione suggerisca che la strada verso un riequilibrio generale del mercato del lavoro sia ancora lunga. La crescita, trainata dagli indeterminati e dalle donne, sembra aver modificato parzialmente l’assetto del mondo del lavoro, riducendo il peso della componente a termine. Resta il fatto che, al di là delle interpretazioni, i dati Istat forniscano una base solida per discutere delle reali condizioni occupazionali del paese, delle sue criticità e dei suoi punti di forza, in un momento economico globale tutt’altro che semplice.

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