The Blood of the Dawnwalker, l'RPG di Rebel Wolves convince la critica: voti e primi giudizi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Scade l'embargo e arrivano le recensioni di The Blood of the Dawnwalker, il titolo d'esordio dello studio polacco Rebel Wolves che, come ormai noto, è stato fondato da diversi veterani di CD Projekt RED, gli artefici della saga di The Witcher. Un'eredità, quella del celebre cacciatore di mostri, che pesa come un macigno sulle spalle di questo nuovo progetto, ma che allo stesso tempo ne ha alimentato le aspettative, trasformandolo in uno dei titoli più attesi di questo settembre.

Ebbene, a giudicare dai primi voti della stampa specializzata, il rischio di rimanere schiacciati dal confronto è stato, almeno in parte, scongiurato; il gioco si configura infatti come un solido e originale RPG, capace di incassare valutazioni generalmente positive, che lo consacrano come una delle rivelazioni dell'anno nel panorama dei giochi di ruolo.

Un debutto da 8: la media dei voti e il gradimento della critica

I numeri, si sa, sono spesso un buon indicatore del polso della critica, e in questo caso parlano chiaro. Secondo i dati aggregati dai principali portali di recensioni, The Blood of the Dawnwalker si è guadagnato un Metascore medio che si aggira attorno a 83 su Metacritic, mentre su OpenCritic il punteggio medio sale a 84, con una percentuale di raccomandazione che sfiora il 90%, attestandosi all'89%. Un risultato che testimonia una generale compattezza di giudizio, con la maggior parte delle testate che si sono spinte fino a premiare l'opera con un 8 pieno.

Non sono mancati, ovviamente, voti più alti, come il 10 di Vice e il 95 di CGMagazine, così come valutazioni leggermente più basse, con qualche 7, a dimostrazione che, nonostante il successo, il titolo presenta anche delle criticità che non tutti hanno saputo digerire allo stesso modo.

L'eredità di The Witcher e l'originalità del sistema temporale

Il confronto con The Witcher 3: Wild Hunt è stato ed è inevitabile, e gli stessi sviluppatori non lo hanno mai evitato, anzi, lo hanno accolto come un punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo. La critica, in generale, riconosce che nel titolo di Rebel Wolves si respira il "DNA" del capolavoro CD Projekt RED, soprattutto per quanto riguarda l'approccio narrativo, la cura per l'ambientazione e la profondità delle scelte. Tuttavia, The Blood of the Dawnwalker non si limita a essere un clone: il suo elemento più distintivo, e forse la sua scommessa più riuscita, è la gestione del tempo.

Il gioco, infatti, concede al protagonista Coen trenta giorni e trenta notti per salvare la propria famiglia, un arco temporale che diventa una risorsa finita da spendere con cura. Questa meccanica, che trasforma ogni missione, principale o secondaria che sia, in una scelta dal peso specifico rilevante, è stata lodata per la sua capacità di generare tensione e per l'originalità con cui rivoluziona la classica distinzione tra contenuti primari e secondari.

Una doppia natura, tra narrazione e combattimento

Il cuore dell'esperienza è rappresentato dalla duplice identità del protagonista, un Dawnwalker, cioè un ibrido che è umano di giorno e vampiro di notte. Questa dualità non è solo un espediente narrativo, ma si traduce in due stili di gioco profondamente diversi: durante le ore diurne, Coen si muove in un contesto più politico e investigativo, utilizzando spada e magia oscura; calata la notte, invece, si trasforma in un predatore dotato di artigli, capacità di teletrasporto e agilità sovrumane, che gli permettono di scalare pareti e muoversi in modo fluido.

Il sistema di combattimento, che richiede una parata direzionale in quattro direzioni per anticipare e respingere gli attacchi nemici, è un altro punto focale. Sebbene molti critici lo abbiano trovato soddisfacente e appagante una volta apprese le meccaniche, altri lo hanno giudicato poco fluido e goffo, in particolare durante i primi momenti di gioco, segnalando inoltre qualche incertezza tecnica e nelle animazioni.

L'ambientazione, la Valle Sangora nei Carpazi del XIV secolo, funge da sfondo perfetto per una storia che mescola orrore, politica e tragedia personale, con una scrittura che riesce a bilanciare momenti di cupa disperazione a un coinvolgimento emotivo profondo.

Al netto di qualche difetto tecnico, di un sistema di combattimento che non ha convinto tutti e di una componente stealth giudicata poco convincente, The Blood of the Dawnwalker ha saputo conquistarsi un posto di rilievo, dimostrando che il suo approccio fresco e ambizioso al genere è più che sufficiente per gettare solide fondamenta per quella che, con ogni probabilità, diventerà una nuova e longeva saga videoludica.

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