Modello 730/2026, al via la dichiarazione dei redditi tra novità e tagli alle detrazioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’approssimarsi della primavera, prende il via anche per quest’anno la consueta, e per molti complessa, stagione della dichiarazione dei redditi. L’appuntamento con il modello 730/2026, che riguarda i redditi prodotti nell’arco del 2025, si presenta ricco di novità significative, le quali impongono ai contribuenti – lavoratori dipendenti e pensionati in primis – un'attenta opera di ricognizione della propria documentazione e della propria situazione familiare, al fine di districarsi al meglio tra le nuove regole. Il calendario fiscale, infatti, scandisce tempi precisi: dopo la scadenza del 16 marzo 2026, termine ultimo per i sostituti d'imposta per l'invio telematico delle Certificazioni Uniche (CU) -8, l'attenzione si sposta verso il 30 aprile, data a partire dalla quale il modello 730 precompilato sarà reso disponibile dall'Agenzia delle Entrate, consultabile e modificabile dai cittadini. La finestra per l’invio, sia per il modello precompilato che per quello ordinario, resterà aperta fino al 30 settembre 2026, un termine questo che rappresenta il cuore della campagna dichiarativa.

L'elemento di maggiore discontinuità rispetto al passato, e che richiede uno sforzo interpretativo non indifferente, è senza dubbio il riordino delle detrazioni fiscali introdotto dalla Legge di Bilancio 2025. Per la prima volta, fa il suo ingresso un meccanismo che lega la possibilità di fruire di molti benefici fiscali non solo alla tipologia di spesa sostenuta, ma anche al reddito complessivo e alla composizione del nucleo familiare, un criterio che ricorda da vicino il concetto di quoziente familiare. Nel concreto, per i contribuenti con un reddito complessivo superiore a 75.000 euro, scatterà un limite all'ammontare complessivo delle spese che potranno essere portate in detrazione. Questo tetto massimo è fissato in 14.000 euro per coloro che si trovano nella fascia di reddito tra 75.000 e 100.000 euro, e scende a 8.000 euro per chi supera i 100.000 euro. A questi importi base, però, va applicato un coefficiente correttivo che varia in base al numero dei figli fiscalmente a carico: si va dallo 0,50 per chi non ha figli, che riduce drasticamente il limite a 7.000 o 4.000 euro rispettivamente, fino al coefficiente 1,00 per chi ha almeno tre figli o un figlio con disabilità, che consente di mantenere il limite massimo originario.

Le spese che si possono ancora scaricare e quelle escluse dai nuovi limiti

Non tutte le voci di spesa, però, vengono intaccate da questa nuova architettura. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che alcune tipologie di oneri rimangono escluse dal computo del limite, continuando a essere detraibili secondo le regole ordinarie. Rientrano in questa categoria protetta, tra le altre, le spese sanitarie – che mantengono la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro – gli interessi passivi sui mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024, e le rate residue delle spese per ristrutturazioni edilizie relative ad anni precedenti. Per tutte le altre detrazioni, invece, il nuovo meccanismo opera a pieno regime, e sarà il contribuente stesso, in fase di compilazione del Quadro E, a dover eventualmente selezionare quali spese privilegiare per non superare il massimale a lui spettante, magari barrando l'apposita casella "RIORDINO DELLE DETRAZIONI NON AUTOMATIZZATO" per esercitare tale scelta.

Tra le spese che continuano a garantire un beneficio fiscale, ma ora potenzialmente soggette ai nuovi paletti per i redditi più alti, figurano numerose voci della vita quotidiana. È il caso, per esempio, delle spese veterinarie, di quelle funebri, dei premi assicurativi e delle erogazioni liberali a favore di Onlus o partiti politici, queste ultime con una detrazione al 26%. Una menzione particolare merita la detrazione per le spese di istruzione, che vede un incremento del limite annuo a 1.000 euro, e quella per le attività sportive dei ragazzi tra i 5 e i 18 anni, che resta fissata al 19% su un tetto di spesa di 210 euro per ciascun ragazzo; una novità rilevante, in questo ambito, è l'inclusione automatica di tali spese nel 730 precompilato, grazie alla trasmissione diretta dei dati da parte delle associazioni sportive dilettantistiche al sistema Tessera Sanitaria.

Acquisto casa e familiari a carico: cosa cambia nella dichiarazione

Anche chi ha acquistato un immobile nel corso del 2025 deve prestare attenzione alle regole per la dichiarazione di quest'anno. Le spese notarili sostenute per l'acquisto della prima casa, ad esempio, possono essere portate in detrazione al 19% su un importo massimo di 4.000 euro, ma solo limitatamente alla quota di onorario relativa alla stipula del contratto di mutuo e agli oneri accessori come l'iscrizione e la cancellazione dell'ipoteca. Attenzione, però: l’Agenzia delle Entrate specifica che questo limite di 4.000 euro non riguarda solo le spese del notaio, ma è cumulativo con gli interessi passivi del mutuo e le altre spese accessorie che confluiscono nel medesimo rigo del modello. Parallelamente, subiscono modifiche le detrazioni per i familiari a carico: a partire dal 2025, infatti, non spettano più le detrazioni Irpef per i figli che abbiano superato i trent'anni di età, a meno che non siano portatori di handicap, e vengono rivisti i limiti di reddito per essere considerati a carico, che per i figli sotto i 24 anni sale a 4.000 euro.

Un capitolo a parte, infine, merita la gestione delle spese per la casa di riposo o RSA. In questi casi, la normativa opera una distinzione sostanziale: se l'ospite è una persona con disabilità accertata, l'intera quota di spesa sanitaria può essere portata in deduzione dal reddito complessivo, con un risparmio che agisce direttamente sulla base imponibile Irpef. Se invece si tratta di una persona anziana non autosufficiente ma senza il riconoscimento della legge 104, solo la parte sanitaria della retta può essere detratta al 19%, e con limitazioni qualora a sostenere la spesa sia un familiare di cui l'anziano non è fiscalmente a carico; in tale ultima ipotesi, infatti, la detrazione è ammessa su un importo massimo di 2.100 euro e solo se il familiare che paga non supera i 40.000 euro di reddito annuo.

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