Mazzette nei panettoni e turni di 20 ore: il lato oscuro dei cantieri Tav Napoli-Bari
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Redazione Interno
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Un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali, con mazzette nascoste nei panettoni regalati a Natale, orologi di pregio e vacanze di lusso. Ma anche un filone di sfruttamento della manodopera che ha portato alla luce turni di lavoro fino a 20 ore e paghe inferiori ai minimi contrattuali. È il quadro emerso dall’inchiesta della Procura di Napoli sui cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari, che ha portato a 20 misure cautelari nei confronti di imprenditori, funzionari pubblici e intermediari.
Le misure cautelari e i reati contestati
La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un’ordinanza emessa dal gip su richiesta del pm Henry John Woodcock. Dieci persone sono finite agli arresti domiciliari, sette hanno ricevuto l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre tre sono state raggiunte dalla sospensione dall’esercizio del pubblico servizio.
I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe emerso un sistema in cui pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, in ragione delle loro responsabilità tecniche e amministrative, avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti. In cambio avrebbero ricevuto denaro e altre utilità, tra cui somme in contanti occultate in confezioni e box natalizi, orologi di pregio, telefoni cellulari, soggiorni e vacanze.
Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione, con importi che vanno dai 170 ai 18mila euro per singolo indagato.
Il cantiere di Grottaminarda e i lavoratori egiziani
Un filone distinto dell’inchiesta riguarda l’impiego irregolare e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari. Nel cantiere di Grottaminarda, in provincia di Avellino, sarebbe stata documentata la presenza di 34 lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni definite particolarmente gravose. I turni di lavoro raggiungevano le 10, 12, 14, 16 e in alcuni casi fino a 20 ore, con periodi di riposo ridotti a tre o quattro ore.
Le accuse parlano anche di retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali, violazioni delle norme su igiene e sicurezza, irregolarità nei permessi di soggiorno e nella documentazione sulla formazione obbligatoria.
Il procuratore Nicola Gratteri ha commentato l’operazione sottolineando che i subappalti rappresentano «l’anello debole della catena», aggiungendo che «le mafie o i faccendieri sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere». La Fillea Cgil, attraverso il segretario Antonio Di Franco, ha invece puntato il dito contro la mancanza di controlli: «Come è possibile che il committente e le ditte appaltatrici non si accorgano che ci sono decine e decine di lavoratori che fanno più di 12 ore al giorno?».
Calcestruzzo scadente e gestione illecita dei rifiuti
Le indagini non si sono fermate alla corruzione e allo sfruttamento. Un ulteriore filone riguarda la qualità del calcestruzzo impiegato in alcune tratte. I carotaggi effettuati su opere non ancora ultimate avrebbero evidenziato valori di resistenza inferiori a quelli previsti dal progetto: in un’occasione furono rilevati 30, 29 e 32 N/mm², circostanza che portò al blocco dei lavori. Tra le possibili cause indicate negli accertamenti figurano l’aggiunta di acqua, l’errato dosaggio degli additivi e anomalie nella preparazione e nel trasporto del materiale.
Gli accertamenti hanno riguardato anche la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere. Secondo l’accusa, sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi materiali nei quali erano invece presenti tracce di amianto. L’inchiesta complessivamente coinvolge 49 persone e riguarda le tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano, nelle province di Napoli, Avellino e Benevento. L’opera nel suo complesso ha un valore di circa 5,8 miliardi di euro ed è finanziata anche con risorse del PNRR.
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