Ricina, esperti tedeschi nell’inchiesta: analisi su cibo e vestiti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La ricina è al centro di un’inchiesta che ha ormai assunto una dimensione internazionale dopo l’arrivo di specialisti tedeschi chiamati ad affiancare gli investigatori italiani nel caso della morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, mamma e figlia di Pietracatella decedute lo scorso dicembre. L’indagine continua a concentrarsi sull’ipotesi di un avvelenamento e punta ora a raccogliere nuovi elementi attraverso accertamenti scientifici su materiali che, nonostante il tempo trascorso, potrebbero ancora conservare tracce utili. La Procura di Larino ha deciso di ampliare il gruppo di consulenti coinvolti per approfondire ogni aspetto della vicenda e verificare se sia possibile individuare segni della tossina nei beni sequestrati.

Le nuove verifiche su alimenti e indumenti

Uno dei punti centrali dell’attività investigativa riguarda i cibi rimasti nei frigoriferi e nei freezer. Gli inquirenti vogliono capire se gli alimenti conservati possano raccontare qualcosa di quanto accaduto nei mesi scorsi e se al loro interno siano ancora rilevabili eventuali tracce riconducibili alla ricina. L’attenzione non si limita però soltanto ai prodotti alimentari. Tra gli elementi sottoposti a verifica figurano anche gli indumenti, che potrebbero offrire ulteriori indicazioni agli esperti incaricati di ricostruire la dinamica dell’ipotizzato avvelenamento. L’obiettivo è sfruttare tecniche avanzate per individuare elementi che in una fase precedente non erano emersi o che richiedono strumenti particolarmente sofisticati.

Per questo motivo sono stati coinvolti Christian Herzog, direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali del Robert Koch Institut di Berlino, e Sylvia Worbs, collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto. Secondo quanto emerso, il centro tedesco avrebbe sviluppato metodologie capaci di individuare eventuali tracce della tossina anche a distanza di tempo. La presenza di questi specialisti rappresenta un passaggio significativo dell’inchiesta, che punta a ottenere risposte attraverso analisi scientifiche sempre più approfondite e mirate su materiali già acquisiti dagli investigatori.

Gli esami previsti sui familiari e l’esperienza degli specialisti

Le verifiche non riguarderanno soltanto gli oggetti e gli alimenti. Nell’ambito degli accertamenti disposti dagli inquirenti, Gianni e Alice Di Vita saranno sottoposti a ulteriori esami del sangue. Gli specialisti dovranno accertare l’eventuale presenza di anticorpi alla ricina nei loro organismi. Questo passaggio viene considerato importante per comprendere se l’esposizione alla sostanza possa aver interessato anche altri componenti della famiglia oltre alle due vittime. L’attività investigativa cerca infatti di chiarire ogni possibile scenario collegato alla diffusione della tossina e alla sua eventuale presenza all’interno dell’ambiente familiare.

L’arrivo degli esperti tedeschi richiama inoltre l’esperienza maturata in casi di particolare rilievo legati all’impiego della ricina. Il loro ufficio, specializzato in bioterrorismo, si è occupato di episodi nei quali la sostanza è stata utilizzata come arma chimica. Tra questi viene ricordato il caso dell’attentato sventato a Colonia nel giugno del 2018. In quella circostanza fu arrestato un cittadino tunisino in contatto con l’Isis che, secondo quanto ricostruito, stava preparando una rudimentale bio-bomba. Le indagini accertarono la disponibilità di 3.150 semi di ricino dai quali era stata sintetizzata una quantità della proteina ritenuta letale.

Nel caso di Pietracatella, l’attenzione degli investigatori resta concentrata sulla ricerca di riscontri concreti che possano aiutare a ricostruire quanto accaduto a Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. L’analisi dei cibi congelati, degli indumenti e degli esami biologici rappresenta una nuova fase dell’inchiesta, caratterizzata dal contributo di competenze internazionali e da strumenti sviluppati per individuare la presenza della ricina anche dopo diversi mesi. Gli accertamenti in corso mirano a fornire elementi oggettivi utili a chiarire i contorni di una vicenda che continua a richiamare l’attenzione degli investigatori e degli specialisti coinvolti.

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