La strage al caffè al-Baqa, a Gaza uccisi decine di artisti e attivisti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un uomo dai capelli bianchi, la camicia macchiata di sangue, è seduto a terra tra le macerie della caffetteria al-Baqa, distrutta il 30 giugno da un raid israeliano. Piange, disperato, mentre intorno a lui non resta che polvere e frammenti di quello che era un luogo di incontro per artisti, giornalisti e attivisti palestinesi. Secondo le prime stime, le vittime sarebbero almeno cinquanta, anche se il bilancio potrebbe aggravarsi man mano che i soccorritori setacciano le macerie.

Quello che è accaduto al-Baqa non è un episodio isolato. Nelle ultime ore, gli attacchi israeliani su Gaza hanno provocato altri 65 morti, tra cui 11 bambini e 13 donne. Mahmoud Basal, portavoce della Difesa Civile di Gaza, ha confermato in un videomessaggio che uno degli obiettivi più colpiti è stato il quartiere di Zeitun, dove un edificio di sei piani è stato raso al suolo con almeno 40 persone all’interno. Finora, 11 corpi sono stati recuperati senza vita.

Intanto, più di 170 organizzazioni umanitarie – tra cui Save the Children, Amnesty International, Medici Senza Frontiere e Oxfam – hanno chiesto la sospensione immediata delle operazioni della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), l’ente israelo-americano che gestisce la distribuzione degli aiuti nella Striscia. Secondo le ong, la Ghf, guidata da un leader evangelico vicino a Trump, avrebbe trasformato un sistema di assistenza in un meccanismo "letale", controllando quattro centri di distribuzione nel sud e nel centro di Gaza.

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