Sciopero dei trasportatori in Sicilia, gli scaffali dei supermercati verso il vuoto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fermo dell’autotrasporto, scattato nella notte tra il 13 e il 14 aprile nei porti commerciali della Sicilia, si porta dietro una minaccia concreta per la distribuzione alimentare dell’isola. “I supermercati hanno un’autonomia di tre, quattro giorni – ha dichiarato all’Adnkronos Salvatore Bella, segretario del Comitato trasportatori siciliani – dopo, se non sarà trovata una soluzione, gli scaffali resteranno vuoti”. Una previsione che, se confermata dai fatti, trasformerebbe la protesta in un’emergenza quotidiana per i consumatori, già alle prese con lunghe code ai distributori di carburante. La serrata, della durata di cinque giorni (fino al 18 aprile), coinvolge tutte le attività portuali dell’isola, e il segretario non usa giri di parole: “Rimarremo a casa a oltranza sino a quando non ci saranno date delle risposte”.

Il caro gasolio e il collegamento con il conflitto mediorientale

A scatenare la protesta non è però soltanto una dinamica locale, quanto piuttosto l’onda lunga di uno scenario geopolitico esploso quaranta giorni fa. L’associazione Assotir, in una nota diffusa il 15 aprile, ha definito il fermo dei mezzi come “il risultato diretto delle conseguenze economiche scaturite dallo scoppio della guerra tra Usa-Israele e Iran”. La presidente nazionale Anna Vita Manigrasso ha quantificato l’aumento del prezzo del gasolio fino a 50 centesimi al litro, una stangata che per gli autotrasportatori siciliani è diventata insostenibile. A differenza di altre proteste della stessa categoria organizzate in passato – quelle che spesso paralizzavano le autostrade con blocchi stradali – questa volta gli organizzatori hanno scelto una linea diversa: niente sbarramenti, ma l’astensione dal lavoro a oltranza. Una scelta che, pur evitando il caos viario, rischia di generare un vuoto altrettanto pesante nei punti vendita.

Scaffali a secco e povertà energetica: il doppio nodo dell’isola

Il rischio degli scaffali vuoti si innesta su un contesto già fragile, che la Sicilia conosce bene. Secondo gli ultimi dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su fonti Istat e Oipe, l’isola si colloca al quinto posto in Italia per incidenza della cosiddetta povertà energetica. Un dato, quest’ultimo, che fotografa una realtà dura: il 14,4% delle famiglie siciliane fatica a sostenere i costi dell’energia o è costretto a ridurre i consumi essenziali. Un’asticella decisamente più alta della media nazionale, ferma al 9%. L’allarme, lanciato nei mesi scorsi, oggi si intreccia con la paralisi dei trasporti: senza rifornimenti regolari, aumentano i costi logistici, e a pagarne le conseguenze sarebbero proprio quelle fasce di popolazione già messe in ginocchio dalle bollette.

Cinque giorni di serrata, nessuna trattativa in vista

Al momento, e il secondo giorno di sciopero lo conferma, non risultano aperture da parte del governo regionale o degli interlocutori istituzionali. Il Comitato trasportatori siciliani tiene la posizione: niente mezzi in movimento fino al 18 aprile, e nessuna deroga per i generi alimentari deperibili. I gestori della grande distribuzione, dal canto loro, hanno già cominciato a fare i conti con le scorte limitate. Le lunghe code ai distributori di benzina, visibili già dalle prime ore del mattino lungo le arterie principali di Palermo e Catania, raccontano meglio di qualsiasi rapporto ufficiale il clima di apprensione che si respira. E se l’autonomia dei supermercati è stimata in meno di una settimana, quella delle singole famiglie – tra rincari del carburante e bollette pesanti – appare ancora più ridotta.

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