Lattine ancora sugli scaffali nonostante il divieto Ue sul bisfenolo A: cosa contiene il rivestimento interno
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Redazione Salute
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Da gennaio 2025 l’Unione europea ha detto basta al bisfenolo A, ma chi si reca al supermercato in questi primi mesi del 2026 può ancora imbattersi in lattine di legumi, tonno o energy drink che di quella sostanza, stando alle nuove disposizioni, non dovrebbero più contenere neppure tracce. Il paradosso, solo apparente, si spiega con il meccanismo delle disposizioni transitorie: il regolamento (UE) 2024/3190, entrato in vigore il 20 gennaio dell’anno scorso, ha infatti introdotto una tempistica scaglionata per lo smaltimento delle scorte e la riconversione dei processi produttivi -3. Le aziende, insomma, hanno avuto e hanno tuttora una finestra temporale per esaurire i prodotti già realizzati secondo la vecchia normativa, e questo spiega perché certi articoli – nonostante il bando – occupino ancora spazio negli scaffali. A richiamare l’attenzione sulla questione, nelle ultime settimane, è stato l’intervento del professor Matteo Bassetti, il quale ha ribadito i rischi legati all’esposizione prolungata a questo interferente endocrino, associato a possibili effetti negativi sulla fertilità e all’insorgenza di tumori ormono-dipendenti -4.
Il lungo periodo di transizione: perché si continua a vendere
Il cuore della vicenda normativa risiede nei regolamenti delegati che la Commissione europea ha adottato per accompagnare l’industria verso la sostituzione del bisfenolo A. La data del 20 gennaio 2025 segna l’avvio del divieto, ma non certo la sua immediata applicazione a ogni singolo bene in commercio. Gli articoli finali monouso, come le classiche lattine per bevande o i barattoli per conserve vegetali, che utilizzano vernici e rivestimenti fabbricati con BPA, possono continuare a essere immessi sul mercato fino al 20 luglio 2026; per alcuni specifici settori, come quello degli imballaggi destinati a contenere frutta, verdura o prodotti ittici trasformati, la deroga si spinge addirittura fino al 20 luglio 2028 -2-3. Significa che, da un lato, i produttori hanno avuto il tempo di riconvertire le linee e, dall’altro, i distributori possono smaltire le giacenze di magazzino. Non si tratta quindi di una violazione, bensì dello scorrimento fisiologico di un calendario pensato per non bloccare l’intera filiera alimentare.
Dove si annida il bisfenolo A e quali sono i rischi per la salute
Il bisfenolo A è un composto chimico impiegato sin dagli anni Sessanta nella produzione di materie plastiche e, soprattutto, nelle resine epossidiche che rivestono la parte interna dei contenitori metallici -4. Uno strato invisibile ma fondamentale, quello del rivestimento, che serve a proteggere il cibo dal contatto diretto con il metallo e a prevenire la corrosione. Il problema, emerso con sempre maggiore chiarezza negli studi tossicologici, è che il BPA agisce come interferente endocrino: è in grado cioè di mimare o alterare l’azione degli ormoni naturali, e l’esposizione continuativa, seppur a bassissime dosi, è stata messa in relazione con alterazioni della fertilità, pubertà precoce, diabete, obesità e alcuni tipi di tumori cosiddetti ormono-sensibili -4. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha rivisto radicalmente le proprie stime nel 2023, abbassando la dose giornaliera tollerabile da 4 microgrammi per chilo di peso reo a 0,2 nanogrammi, una riduzione di diversi ordini di grandezza che ha reso inevitabile l’intervento normativo -4-10.
Gli orientamenti della Commissione e le eccezioni al divieto
A fare chiarezza sugli aspetti applicativi è intervenuta, nel dicembre del 2025, una nota di orientamento della Commissione europea che risponde a molti dei quesiti sollevati dagli operatori del settore. Viene precisato, per esempio, che il divieto riguarda i materiali e gli oggetti fabbricati con BPA in quanto monomero o componente di partenza, ma non si estende agli imballaggi riciclati che potrebbero contenere tracce accidentali della sostanza, impossibili da eliminare completamente con i processi di decontaminazione -1. La normativa, inoltre, non si applica agli imballaggi in carta e cartone puri, ma se questi sono combinati con altri strati – come può accadere in alcuni contenitori compositi – allora l’oggetto nel suo complesso deve essere conforme -1. Sono previste deroghe anche per le grandi vasche e i serbatoi di capacità superiore ai mille litri, dove il rapporto sfavorevole tra superficie e volume rende la migrazione del BPA negli alimenti estremamente limitata -1.
Cosa cambia per i consumatori nella spesa quotidiana
Chi si trova davanti allo scaffale oggi, dunque, può ancora acquistare legalmente prodotti confezionati prima della scadenza dei termini transitori. La raccomandazione, per chi desideri ridurre al minimo l’esposizione, è quella di leggere con attenzione le etichette e, laddove possibile, orientarsi verso contenitori alternativi come il vetro o l’acciaio, materiali che non necessitano di rivestimenti interni a base epossidica -4. La questione, va detto, non riguarda solo i legumi o il tonno: tra i prodotti interessati dal bando rientrano anche le bottiglie di plastica riutilizzabili, i refrigeratori d’acqua e molti utensili da cucina realizzati in policarbonato -3. La sostituzione sarà graduale, ma la direzione è ormai tracciata: l’industria dovrà abbandonare definitivamente il BPA, e gli scaffali dei supermercati, entro la fine del decennio, ne vedranno la completa scomparsa.




