Bisfenolo nelle lattine, i consigli di Bassetti tra divieto Ue e regime transitorio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La normativa europea che vieta il bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti è entrata in vigore ufficialmente il 20 gennaio 2025, sancendo di fatto l’addio a una sostanza chimica utilizzata per decenni nell’industria alimentare, ma la sua completa scomparsa dagli scaffali dei supermercati italiani, a ben guardare, non è ancora realtà. Il quadro che si presenta ai consumatori, a oltre un anno dall’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/3190, è infatti quello di una coesistenza, talvolta fonte di confusione, tra prodotti realizzati con i nuovi standard e lotti più vecchi, fabbricati precedentemente, che beneficiando di un regime transitorio possono ancora legittimamente trovare posto nella grande distribuzione -5. A riaccendere i riflettori sulla questione è stato nei giorni scorsi Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, il quale, attraverso un intervento pubblicato sulla propria pagina Facebook, ha voluto fornire alcuni elementi di chiarezza e, al contempo, indicazioni pratiche su come orientarsi in questa fase di adeguamento, cercando di limitare l’esposizione a un composto che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche classifica come “estremamente preoccupante” -2-6.

Il paradosso delle lattine “vietate” e i tempi della transizione

Il nodo centrale della vicenda, e che genera non poca perplessità tra chi fa la spesa, risiede proprio nella natura del provvedimento europeo, il quale, pur stabilendo un divieto netto all’utilizzo del bisfenolo A nella fabbricazione di nuovi materiali, ha contestualmente introdotto delle misure transitorie pensate per consentire all’industria di smaltire le scorte e riconvertire i processi produttivi senza traumi per la filiera. Questo significa che, per alcune categorie merceologiche specifiche, come gli imballaggi monouso destinati a conservare frutta, verdura o prodotti ittici trasformati, la commercializzazione degli articoli finali che utilizzano rivestimenti prodotti con BPA potrà protrarsi fino al 20 luglio 2028 -5-10. Una deroga, questa, motivata dalla necessità di evitare potenziali perturbazioni nella catena di approvvigionamento, ma che di fatto crea una zona grigia in cui prodotti realizzati con materiali alternativi e altri ancora contenenti la molecola incriminata finiscono per convivere sugli stessi scaffali -6. È in questo contesto che si inserisce l’analisi di Bassetti, il quale sottolinea come il problema non risieda tanto nel consumo occasionale di una singola lattina, ma piuttosto nell'esposizione cumulativa che si protrae nel tempo, specialmente per le fasce di popolazione più vulnerabili come bambini e donne in gravidanza -2.

Il bisfenolo A come interferente endocrino e i rischi per la salute

Per comprendere la ratio del divieto, occorre ricordare cosa sia esattamente il bisfenolo A e perché, dopo decenni di utilizzo, la comunità scientifica ne abbia messo in luce la potenziale pericolosità. Si tratta, in sintesi, di un monomero impiegato sin dagli anni Sessanta per la produzione di policarbonato e di resine epossidiche, queste ultime utilizzate proprio per rivestire la parte interna di lattine e barattoli metallici, creando una barriera protettiva che impedisce al metallo di reagire con il cibo -8-10. Il problema, come ha spiegato l’infettivologo, è che il BPA agisce da interferente endocrino, il che significa che la sua struttura molecolare è in grado di mimare l'azione degli estrogeni, alterando di conseguenza il delicato equilibrio del nostro sistema ormonale -2. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel 2023, ha rivisto drasticamente al ribasso la dose giornaliera tollerabile, portandola a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso reo, una soglia talmente bassa da rendere di fatto incompatibile la presenza della sostanza nei materiali a contatto con gli alimenti, e aprendo così la strada al giro di vite normativo dell'anno successivo -6-8.

I suggerimenti di Bassetti su microonde e materiali alternativi

Proprio alla luce di questa persistenza del BPA in commercio, seppur in via transitoria, Bassetti ha voluto offrire alcuni consigli pratici, concentrandosi in particolare sulle abitudini domestiche che potrebbero involontariamente aumentare il rischio di migrazione della sostanza dal contenitore al cibo. Uno dei passaggi più netti del suo intervento riguarda l'utilizzo del forno a microonde, dove ha raccomandato di non riscaldare mai cibi pronti all'interno dei loro contenitori originali, specialmente se di plastica, poiché le alte temperature possono favorire il rilascio di sostanze chimiche -2. Per quanto riguarda le lattine, invece, il rischio di cessione è generalmente più contenuto, a patto che queste siano conservate integre e non vengano danneggiate, ma la raccomandazione principale, nell'incertezza, è quella di privilegiare l'acquisto di prodotti confezionati in materiali considerati più inerti e stabili, come il vetro, l'acciaio inox o la ceramica, sia per la conservazione che per il successivo eventuale riscaldamento degli alimenti -10.

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