Si avvia la riforma Schillaci, ecco come cambiano ospedali e assistenza sul territorio
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Redazione Interno
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Muove i primi passi, dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri, il cantiere di riforma del Servizio sanitario nazionale proposto dal ministro della Salute Orazio Schillaci, il quale – attraverso un disegno di legge delega – punta a riscrivere l'intera architettura del sistema, cercando di armonizzare le norme già varate nel 2015 e nel 2022 che, fino a oggi, non hanno prodotto l'auspicata integrazione tra i diversi livelli di cura. L'intervento, piuttosto ampio e articolato, affida infatti al governo il compito di adottare, entro il 31 dicembre del 2026, uno o più decreti legislativi per aggiornare la disciplina di riferimento risalente al 1992, con l'obiettivo dichiarato di potenziare sia l'assistenza ospedaliera che quella territoriale, orientandole verso una maggiore prossimità alle persone e una sostenibilità economica di lungo periodo.
Il nuovo volto degli ospedali: terzo livello ed elettivi
Uno degli aspetti più significativi della riforma riguarda la riorganizzazione della rete ospedaliera, che verrà ridisegnata secondo una logica di specializzazione e di appropriatezza delle cure, introducendo – cosa di non poco conto – la figura degli ospedali di terzo livello, destinati ad affrontare le patologie più complesse e ad alta specializzazione, e quella degli ospedali cosiddetti "elettivi", strutture dedicate alle prestazioni programmate e, come tali, prive di un Pronto Soccorso. Questa suddivisione, che mira a decongestionare i reparti di emergenza e a ottimizzare l'uso delle risorse, rappresenta un tentativo di razionalizzare un assetto spesso percepito come frammentato, garantendo al tempo stesso che ciascuna struttura operi all'interno di una rete coordinata e gerarchica.
Il riordino dell'assistenza di prossimità
Parallelamente al riassetto della rete ospedaliera, il disegno di legge delega prevede un intervento organico sull'assistenza territoriale, la quale – come emerso anche durante la recente pandemia – costituisce un pilastro fondamentale per la tenuta del sistema, poiché consente di seguire i pazienti cronici e non autosufficienti al di fuori delle mura degli ospedali. In questo senso, la riforma si propone di ridefinire e aggiornare gli standard per la non autosufficienza, un tema di stringente attualità dato l'invecchiamento della popolazione, e di riordinare la disciplina riguardante i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, figure cardine per la prevenzione e la prima diagnosi, il cui ruolo è destinato a evolversi all'interno di un modello di cure integrate e multiprofessionali.
Verso un sistema integrato e sostenibile
La legge delega, nel suo complesso, delinea dunque un percorso di cambiamento che, se portato a compimento, potrebbe modificare profondamente l'esperienza di cura dei cittadini, spostando parte significativa dell'attenzione e delle risorse verso il territorio e la prevenzione. Il tutto, come è facile immaginare, con l'intento di garantire la sostenibilità economica di un servizio universalistico sotto la pressione di costi crescenti e di una domanda in continua evoluzione. Il percorso legislativo, che ora passa all'esame del Parlamento per il conferimento della delega, dovrà quindi misurarsi con la complessità di coniugare innovazione organizzativa, adeguatezza delle prestazioni e equità di accesso, in un contesto dove le criticità – anche di natura gestionale e finanziaria – non mancano.




