Il crollo della quota e il caso Iran: l’Italia torna a “giocarsi” il Mondiale ai tavoli dei bookmaker

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’eliminazione dalla fase di qualificazione sembrava aver chiuso ogni discorso, dolorosa ma definitiva. E invece, nelle ultime settimane, il dibattito sul destino della Nazionale ha subito una scossa tellurica, spostandosi dai campi di calcio ai ragionamenti geopolitici che coinvolgono direttamente la Fifa e l’amministrazione americana. Il fulcro della questione, ormai monopolizzatore del dibattito pubblico, non è più solo una provocazione – come poteva sembrare l’invito dell’inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli – ma un’ipotesi concreta che ha trovato una cartina tornasole inaspettata nel mondo delle scommesse. Seguendo una logica ferrea che lega la politica internazionale alla matematica del rischio, i bookmaker hanno abbassato la quota relativa al ripescaggio dell’Italia in maniera talmente vertiginosa da far sobbalzare sulla sedia anche i più scettici: se fino a qualche giorno fa chi puntava su questa evenienza trovava una quotazione a 50, oggi la stessa posta varrebbe solo 5, un segnale che, nel gergo degli analisti, indica un aumento di dieci volte della probabilità percepita.

La geografia dell’azzardo e il pressing politico

Ma perché i pronostici cambiano così radicalmente da un giorno all’altro? La risposta, per chi muove i fili del mercato, risiede nella pressione politica crescente attorno al caso Iran. Il conflitto in Medio Oriente non accenna a fermarsi, e questo influisce direttamente sulla gestione logistica e diplomatica del prossimo Mondiale, ospitato in parte dagli Stati Uniti. La posizione di Teheran resta un rebus spinoso per il presidente della Fifa, Gianni Infantino, complicata ulteriormente dalla gestione dei visti d’ingresso; Marco Rubio, come sottolineato da Zampolli, è stato chiaro sul fatto che individui "non graditi" non possono mettere piede sul suolo americano, una premessa che di fatto mette in discussione la presenza della federazione asiatica.

In questo quadro, le dichiarazioni pubbliche hanno smesso di essere semplici chiacchiere da salotto per trasformarsi in elementi di valutazione tecnica per le agenzie di scommesse. Zampolli ha ribadito con forza, intervenendo ai microfoni di "La Politica nel Pallone", che "non dovrebbe esserci un Mondiale senza Italia" e ha rivelato un incontro imminente con Infantino in occasione del Gran Premio di Formula 1 a Miami, lasciando intendere che la decisione finale potrebbe essere una trattativa diretta tra il presidente della Fifa e la Casa Bianca. Il CONI, dal canto suo, si è chiamato fuori ufficialmente, ma questo non ha fermato l’onda d’urto delle speculazioni; anzi, l’astensione dell’ente italiano ha finito per lasciare campo libero alle iniziative diplomatiche esterne, in primis quelle di chi, come Zampolli, ha un contatto diretto con Trump e non vede l’ora di sfruttare la forza mediatica degli italoamericani per riempire gli stadi.

La provocazione di Seattle e la cartina al tornasole iraniana

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato poi la geografia fisica delle città ospitanti. A Seattle, una delle località designate per la fase a gironi, è accaduto un fatto che la stampa internazionale ha definito una "provocazione" ma che molti tifosi hanno letto come un presagio. Nel preparare gli addobbi stradali e le esposizioni delle bandiere delle partecipanti, chi ha curato l’allestimento ha sostituito il vessillo dell’Iran con il tricolore italiano, accompagnando lo scambio con un eloquente "Benvenuta Italia". Non si tratta di un atto ufficiale, né di un comunicato Fifa, eppure episodi come questo alimentano la percezione che, nel paese organizzatore, l’idea di vedere gli azzurri al posto della compagine mediorientale sia sempre più radicata nell’immaginario collettivo.

Dal punto di vista della cronaca, la Federazione iraniana vive una paralisi decisionale: da un lato c’è il divieto ministeriale di recarsi in nazioni considerate ostili, dall’altro la Fifa che stringe i tempi per la conferma del calendario. Se Teherà dovesse ufficializzare il ritiro – un’eventualità che i ministri locali hanno definito "molto probabile" se non verranno accolte le richieste di spostare le partite in Messico – si aprirebbe un vuoto che, nell’ordine delle priorità degli organizzatori, troverebbe nell’Italia la candidata naturale per ragioni di audience e sicurezza. Le quote, insomma, raccontano una storia fredda e cruda: i soldi veri si stanno muovendo verso il "Sì", e quando i bookmaker iniziano ad abbassare le barriere per proteggersi dalle perdite, significa che il mercato ha già visto qualcosa che il comunicato ufficiale deve ancora scrivere.

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