Bayrou accusa l'Italia di dumping fiscale, ma è polemica sulla flat tax per i ricchi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo ministro francese François Bayrou, in un clima politico interno teso in vista del voto di fiducia dell’8 settembre, ha rivolto aspre critiche all’Italia, accusandola di praticare “dumping fiscale” attraverso il regime d’imposta agevolata per i ricchi facoltosi che trasferiscono la residenza nel Paese. Una mossa, la sua, che Palazzo Chigi ha respinto con fermezza, definendola “incomprensibile” e lontana dalla realtà. La questione, al di là delle dichiarazioni di circostanza, affonda le sue radici in un fenomeno economico concreto e in una specifica misura fiscale italiana, il cosiddetto regime per “impatriati” o, come è ormai noto ai più, “norma CR7”.

Per “dumping fiscale” si intende, in termini economici, una strategia con cui uno Stato membro dell’Unione Europea attua politiche fiscali aggressive – caratterizzate da aliquote molto basse o esenzioni mirate – con l’obiettivo preciso di attrarre contribuenti, capitali e aziende da altre giurisdizioni, le quali subiscono così una perdita di gettito. L’Italia, con il suo regime che applica un’aliquota sostitutiva flat del 100mila euro per i redditi prodotti all’estero da soggetti che acquisiscono la residenza fiscale nel Belpaese, rientrerebbe in questa definizione secondo Parigi. Un meccanismo, è bene ricordarlo, che non riguarda affatto i redditi generati sul territorio nazionale, i quali restano assoggettati alla ordinaria tassazione progressiva.

Il cuore della polemica, al di là del tecnicismo, è però un altro e risiede in un trend innegabile: l’aumento consistente di cittadini francesi ad alto reddito, e non solo, che hanno scelto di stabilirsi a Milano e in altre città italiane. Il Financial Times ha recentemente definito il capoluogo lombardo “la nuova capitale dei grandi patrimoni”, un dato di fatto che appare insopportabile per l’Eliseo, il quale si vede privato di ingenti risorse fiscali. La fuga dei milionari d’Oltralpe, attratti da un carico tributario complessivamente più leggero, rappresenta per il governo Macron un problema concreto, trasformando la questione da astratto dibattito accademico a concreto scontro politico-diplomatico.

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