Bayrou accusa l'Italia di dumping fiscale, Tajani respinge al mittente le critiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo ministro francese François Bayrou, in un clima politico interno surriscaldato alla vigilia di un delicato voto di fiducia, ha rivolto a gran voce l’accusa di dumping fiscale all’Italia, scatenando una polemica diplomatica che affonda le sue radici in una legge specifica e in un malessere economico d’Oltralpe. La contestata “norma CR7”, che consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia di optare per un’imposta sostitutiva di 100 mila euro annui su tutti i redditi esteri, è il pretesto formale di uno scontro il cui vero motore appare essere l’esodo di capitali e facoltosi contribuenti dalla Francia verso Milano e altre piazze italiane.

La reazione italiana, affidata alle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata immediata e netta: definendo “stupefacenti” le dichiarazioni di Bayrou, frutto a suo dire di “un’analisi sbagliata”, ha categoricamente escluso che l’Italia possa essere considerata un paradiso fiscale. Tajani, pur auspicando una collaborazione per completare il mercato interno europeo, ha dunque respinto al mittente le critiche, che giudica infondate e dettate forse più da esigenze di politica interna francese che dalla sostanza dei fatti.

A complicare la posizione di Parigi, già alle prese con un’ardua sfida parlamentare, è intervenuto un duplice e imbarazzante attacco proveniente da autorevoli ambienti finanziari. Da un lato, il Wall Street Journal ha pubblicato un’analisi che ribalta i tradizionali stereotipi, indicando la Francia – e non più l’Italia – come il “nuovo malato d’Europa”, soffermandosi sul suo enorme debito pubblico. Dall’altro, una battuta a margine della presidente della Bce Christine Lagarde, la quale ha ironicamente osservato come non le dispiacerebbe affatto beneficiare di un regime come quello italiano, ha suonato come un colpo di grazia alle tesi di Bayrou, minandone la credibilità proprio nel momento in cui cerca di presentarsi come paladino dell’ortodossia finanziaria continentale.

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