Bayrou e la polemica sul dumping fiscale: una questione tutta franco-francese
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Redazione Interno
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Il primo ministro francese François Bayrou ha recentemente sollevato aspre critiche nei confronti dell’Italia, accusandola di praticare una forma di dumping fiscale che attirerebbe indebitamente i contribuenti più abbienti. Tuttavia, come sottolineato dall’analista Marc Lazar, questa mossa non va interpretata come un attacco anti-italiano, bensì come una manovra dettata da esigenze interne. Bayrou, che vanta una profonda conoscenza del nostro paese e numerose relazioni stimate nella sua classe dirigente, sembra voler evitare, paradossalmente, un attrito diretto con il governo di Giorgia Meloni.
La radice della polemica affonda le sue origini in un problema squisitamente franco-francese, ovvero l’esponenziale crescita del debito pubblico d’Oltralpe che, in una curiosa inversione dei ruoli, lo rende oggi più oneroso di quello italiano. Di fronte a questa realtà economica, che genera malcontento interno, l’accusa all’Italia rappresenta un comodo espediente per ribaltare all’estero le preoccupazioni dei cittadini francesi. Invece di alimentare sterili litigi, la via maestra per Parigi e Roma dovrebbe essere quella di una maggiore collaborazione in materia fiscale.
A ben guardare, le accuse di Bayrou appaiono quantomeno singolari, se non del tutto fuori luogo. L’Italia, che vanta una pressione fiscale complessiva non certo inferiore a quella francese, non può essere equiparata a un paradiso fiscale per chi intende rispettare le norme. Se il primo ministro volesse veramente individuare distorsioni competitive, potrebbe iniziare a guardare verso il Principato di Monaco, dove hanno scelto di risiedere – e fiscalmente beneficiare – atleti del calibro di Jannik Sinner, senza che questo scateni simili reazioni.




