La basilica di Vitruvio, ritrovata a Fano, ridisegna la geografia culturale delle Marche
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Redazione Interno
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Gli scavi in piazza Andrea Costa, che hanno riportato alla luce i resti dell’edificio descritto nel “De Architectura”, conferiscono ora una consistenza tangibile a un testo che per secoli ha costituito un riferimento imprescindibile per gli studiosi. Il governatore Acquaroli, nel tracciare un parallelo con la scoperta della tomba di Tutankhamon, ha inteso sottolineare non solo il valore archeologico del rinvenimento ma la sua portata simbolica, capace di proiettare l’intera regione in una dimensione di attenzione globale. Una valutazione ribadita con forza dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il quale ha definito l’evento una «scoperta sensazionale», precisando come essa ponga Fano e le Marche «al centro del panorama culturale internazionale». L’importanza del sito, pertanto, trascende il pur eccezionale dato materiale, configurandosi come un tassello fondamentale per comprendere la diffusione dei modelli architettonici in epoca romana e la loro successiva ricezione.
Una scoperta che unisce e divide
L’emersione della basilica, come osservato da molti, fa ormai sognare l’intera città, la cui identità si arricchisce di un elemento di prestigio inatteso. Gabriella Sanchioni Anselmi, tra gli altri, ha espresso il desiderio che gli scavi vengano protetti e resi visibili a tutti attraverso pannelli di vetro, una soluzione che trasformerebbe il cantiere in un museo diffuso. In questo clima di fervore, la figura di Vitruvio conquista di diritto un posto accanto a quelle di Rossini e Raffaello nel pantheon dei geni legati al territorio, alimentando anche un dibattito politico-amministrativo più ampio. Si rafforza, infatti, la richiesta – già avanzata in passato – che Fano diventi co-capoluogo di provincia insieme a Pesaro e Urbino, una prospettiva che il ritrovamento sembra rendere più concreta, fornendo alla città un argomento di peso straordinario.
Le reazioni politiche e le proposte
La portata della scoperta ha generato reazioni immediate anche nel vicino capoluogo, spingendo il sindaco di Pesaro a lanciare una proposta di collaborazione al collega fanese. L’idea, esplicitata come la volontà di “mettere in rete i grandi patrimoni archeologici del nostro territorio”, rappresenta un tentativo di costruire un sistema culturale integrato, sebbene venga letta da alcuni osservatori anche come un riconoscimento dell’imprevista centralità acquisita da Fano. Sul fronte della gestione pratica del sito, il capogruppo del Pd Cristian Fanesi ha suggerito l’installazione immediata di pannelli informativi e di una torretta di osservazione, simile a quelle utilizzate durante il Carnevale, per permettere alla cittadinanza e ai visitatori di ammirare dall’alto i resti. Proposte che puntano a valorizzare subito un bene la cui fruizione, in attesa di scavi più approfonditi, rimane parziale.
Il futuro e il sogno Unesco
Oltre alla gestione dell’emergenza, il dibattito si è spostato rapidamente sulle prospettive di lungo periodo, con il Partito democratico locale che si è dichiarato favorevole a una candidatura di Fano a patrimonio dell’Unesco. Il gruppo consiliare ha formalmente chiesto la convocazione della commissione cultura per lavorare a un documento comune che sostenga questa ambizione, ritenendo che il brand “Città di Vitruvio”, finalmente supportato da una evidenza archeologica, possa costituire il perno di un progetto di valorizzazione di altissimo profilo. La strada, come noto, è complessa e lunga, ma il ritrovamento ha indubbiamente fornito una base solida e un potente motore narrativo per immaginare un futuro in cui la storia antica della città diventi il fulcro del suo sviluppo culturale e, probabilmente, anche turistico.




