Il flop del crime show sovranista dopo il caso Modena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il crime show sovranista costruito attorno al caso Modena si è scontrato con un elemento difficile da aggirare: Salim El Koudri, l’uomo che sabato 16 maggio ha lanciato una Citroën C3 contro otto persone in via Emilia, è un cittadino italiano. Nato a Seriate nel 1995, laureato in Economia e residente a Ravarino, ha provocato un episodio gravissimo con quattro feriti in condizioni critiche e due donne che hanno subito l’amputazione delle gambe. Attorno a quel dettaglio — “cittadino italiano” — si è però aperto uno scontro politico che ha riportato in superficie le differenze interne al centrodestra sui temi dell’immigrazione e della sicurezza.

La vicenda è stata subito trasformata in terreno di battaglia dalla destra populista, che ha rilanciato una campagna centrata sugli stranieri e sulla necessità di misure più dure. Matteo Salvini ha insistito sulla linea securitaria, spingendo per proposte che comprendono la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione immediata. Il punto più controverso riguarda però l’estensione di questa impostazione anche agli immigrati regolari e agli italiani di seconda generazione. Una scelta che, nel caso Modena, ha generato tensioni politiche proprio perché l’autore dell’attacco possiede la cittadinanza italiana.

La cittadinanza diventa il nuovo terreno di scontro

Il caso ha riaperto un confronto che sembrava accantonato nel centrodestra. Negli ultimi mesi il tema dello Ius Italiae, sostenuto soprattutto da Forza Italia e legato alla cittadinanza per chi completa un ciclo di studi nel Paese, era progressivamente uscito dal dibattito politico. L’attacco di Modena ha invece riportato al centro la questione della cittadinanza e della sua eventuale revoca, insieme al tema dei permessi di soggiorno. Da una parte la Lega continua a puntare su una comunicazione fortemente identitaria e anti-immigrazione, dall’altra emergono resistenze tra gli alleati, che vedono con preoccupazione l’estensione di questo approccio anche a chi è nato o cresciuto in Italia.

La spaccatura si è resa evidente proprio nelle reazioni successive all’attacco. Salvini ha affidato a un gruppo di giuristi il compito di perfezionare le proposte sulla sicurezza elaborate dagli europarlamentari della Lega, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di espulsione e limitazione dei diritti per gli stranieri coinvolti in reati. Ma il dibattito interno alla maggioranza si è rapidamente complicato quando il caso concreto ha mostrato i limiti di una narrazione fondata esclusivamente sulla distinzione tra italiani e stranieri. La presenza di un cittadino italiano al centro della vicenda ha incrinato uno schema comunicativo utilizzato per anni dalla destra populista.

Il caso Modena e la crisi della strategia securitaria

Dietro lo scontro politico emerge anche una valutazione più ampia sull’efficacia elettorale della strategia securitaria. Secondo l’analisi che si è aperta nel centrodestra, la continua esposizione di casi di cronaca nera con una lettura centrata sull’immigrazione non produce più automaticamente consenso. Il “crime show” costruito attorno a episodi violenti e amplificato attraverso toni emergenziali mostra ora segnali di logoramento, soprattutto quando i fatti non si adattano alla narrazione politica tradizionale.

Nel caso Modena, l’insistenza sul tema dell’origine e della cittadinanza ha finito per aprire una discussione più ampia sul significato stesso dell’essere italiani. La vicenda di Salim El Koudri ha reso evidente quanto il confine evocato dalla propaganda possa diventare instabile quando coinvolge persone nate in Italia, con studi universitari e una vita costruita nel Paese. È dentro questa contraddizione che si è aperta la nuova crepa nel centrodestra, mentre la linea più radicale della Lega continua a chiedere misure straordinarie e gli alleati prendono le distanze da un’impostazione considerata sempre meno efficace anche sul piano politico.

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