«Ero la colpevole perfetta»: Elisa True Crime debutta a “Belve Crime” e Katharina Miroslawa sfida Fagnani a quarant’anni dal delitto Mazza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo della televisione, si sa, guarda sempre con interesse crescente a quel fenomeno culturale che è ormai il true crime nostrano; e la Rai, per la nuova puntata di “Belve Crime” in onda domani sera, martedì 5 maggio, alle 21.20 su Rai 2, ha deciso di ufficializzare questo sodalizio portando in prima serata una delle storyteller più seguite del web. Elisa De Marco, conosciuta da un pubblico di milioni di fan come Elisa True Crime, quella che ha trasformato una passione d’infanzia in un impero mediatico fatto di podcast e libri -4, siederà idealmente accanto a Francesca Fagnani. Non per essere intervistata, bensì per introdurre, con la sua sensibilità e il suo stile inconfondibile, le storie dei protagonisti che si alterneranno sul celebre “sgabello”.
Tra questi, a catalizzare l’attenzione della vigilia, c’è senza dubbio Katharina Miroslawa, a quarant’anni esatti di distanza da quella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1986 in cui l’industriale Carlo Mazza venne ucciso nel centro storico di Parma. L’ex ballerina di night club, che all’epoca era solita esibirsi tra Modena e Parma, ha scontato oltre vent’anni di carcere prima di tornare in libertà nel 2013. E dalla sua voce, ascoltata in anteprima dalle agenzie, emerge ancora intatta la rabbia di chi si è sempre professato innocente nonostante le condanne in via definitiva (che coinvolsero anche il fratello e il marito, legati alla vicenda per il movente economico della polizza vita da un miliardo di lire).
«Se fossi stata una casalinga non mi avrebbe cercato nessuno»: la difesa della “colpevole perfetta”
Le dichiarazioni rilasciate da Katharina Miroslawa per la promozione della puntata hanno già acceso un dibattito serrato sulla natura del pregiudizio mediatico e giudiziario. “Ero la colpevole perfetta – ha affermato l’ex ballerina con quella durezza che contraddistingue chi ha passato una vita a professare la propria estraneità ai fatti – quella donna senza scrupoli che uccide per denaro. Se fossi stata una bella casalinga nessuno si sarebbe interessato a me. Invece ho lavorato in un night e allora sono una poco di buono, no?”. Questa accusa, diretta a un sistema che l’avrebbe giudicata più per il suo passato di ballerina che per le prove materiali, è il nucleo di una strategia comunicativa che ha già mostrato crepe significative durante il confronto con Francesca Fagnani.
Perché se Miroslawa ha cercato di portare acqua al suo mulino, citando dettagli quasi ossessivi come un paio di costumi da bagno acquistati in Germania – una prova che, a suo dire, dimostrerebbe la volontà di tornare da Mazza per una vacanza al caldo e non certo per ucciderlo -3 – la replica della conduttrice è stata spietata. “Io esisto da qualche parte perché sono beneficiaria dell’assicurazione”, ha insistito la donna, riferendosi alla sentenza che la incastona come l’unica a poter ereditare. E lì l’affondo di Fagnani: “No, lei esiste perché si chiama movente”. Un botta e risposta, quest’ultimo, che restituisce la tensione tipica del format, dove le chiacchiere da bar lasciano presto spazio ai fatti nudi e crudi.
Il tocco di Elisa True Crime e gli altri volti del male in prima serata
Ma la funzione di Elisa De Marco (che nel 2020, bloccata a Shanghai durante il lockdown, iniziò a registrare video per noia e li trasformò invece nel podcast più ascoltato d’Italia -4) è proprio quella di costruire un ponte tra la fredda cronaca giudiziaria e la narrazione emotiva. Toccherà a lei, con la sua voce calma e quell’empatia che i suoi follower riconoscono come un marchio di fabbrica, preparare il terreno per gli ospiti. Non si limiterà a leggere una scaletta: il suo compito è fornire il contesto, delineare i contorni della vicenda, così che quando Francesca Fagnani inizia a scavare, il pubblico abbia già gli strumenti per decodificare la psicologia di chi ha “incontrato il male”, che sia perché l’ha commesso o perché ne è stato travolto.
Non si parlerà solo di Katharina Miroslawa, però. La prima serata di domani, prodotta da Fremantle, vedrà sugli scudi anche Roberto Savi, la figura agghiacciante della Banda della Uno Bianca (intervistato, si vocifera, direttamente dal carcere di Bollate), e Rina Bussone, testimone divenuta chiave nell’inchiesta che ha fatto luce sulla morte del tifoso e narcotrafficante Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. Tre storie diversissime tra loro che, tenute assieme dalla scrittura tagliente della Fagnani e dalla presentazione profonda della De Marco, promettono di restituire al pubblico un’istantanea spietata dell’animo umano, lontana anni luce dalla fiction. Una scommessa, quella di Rai 2, che prova a replicare il successo dei podcast dedicati al crime in una formula ibrida, dove l’intervista giornalistica si nutre della suspense tipica del thriller documentaristico.




