“Belve crime”, tra costumi da bagno e moventi: lo scontro Fagnani-Miroslawa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Manca una settimana alla fine di “Belve 2026”, ma Francesca Fagnani non concede tregua al pubblico del true crime. La conduttrice, come ormai noto, torna in prima serata su Rai 2 – martedì 5 maggio alle 21.20 – con il suo spin-off “Belve Crime”, un format che, a differenza della versione classica dedicata ai vip, sceglie di guardare dritto negli occhi chi il male lo ha commesso, subito o, a volte, solo subito. In questa edizione, a salire sul celebre sgabello non ci sono volti dello spettacolo, bensì tre protagonisti della cronaca nera: Katharina Miroslawa, Roberto Savi e Rina Bussone. Per orientare lo spettatore prima del faccia a faccia più duro, la produzione ha chiamato Elisa True Crime, nota youtuber e podcaster, che introdurrà la storia di ciascun ospite, ricostruendone i contorni giudiziari e fattuali.

L’effetto “mantide” e la nostalgia di una vacanza

Tra gli ospiti più attesi c’è senza dubbio Katharina Miroslawa, ex ballerina di origine polacca soprannominata dai tabloid la “mantide di Parma”. La sua vicenda, che affonda le radici nei ruggenti anni Novanta, riguarda l’omicidio dell’imprenditore Carlo Mazza, avvenuto tra l’8 e il 9 febbraio 1986 nel centro storico del capoluogo emiliano. Una volta davanti alla Fagnani, la Miroslawa – che ha sempre professato la propria innocenza nonostante la condanna a oltre vent’anni di carcere – ha subito alzato il muro della difesa. “Ero la colpevole perfetta”, ha dichiarato citata dalle agenzie, “quella donna senza scrupoli che uccide per denaro. Se fossi stata una bella casalinga nessuno si sarebbe interessato a me. Invece ho lavorato in un night e allora sono una poco di buono, no?”.

La tensione è esplosa, tuttavia, quando l’ex ballerina ha tentato di portare acqua al suo mulino portando prove “trascurate” dalla magistratura, in particolare un paio di costumi da bagno acquistati in Germania. Secondo la sua versione, quell’acquisto avrebbe dovuto dimostrare l’intenzione di raggiungere Mazza per una vacanza, smontando così la tesi del movente economico legato a una polizza vita da un miliardo di vecchie lire. “Quel costume poteva essere anche una prova che io volevo davvero andare”, ha insistito la donna, sostenendo che la sua esistenza ai fini processuali fosse ridotta alla sola posizione di beneficiaria assicurativa. La replica della regina delle interviste spiazzanti non si è fatta attendere: “No, lei esiste perché si chiama movente”.

Uno sguardo oltre la notte di carnevale

Per i giudici che emisero la condanna definitiva, infatti, l’obiettivo del terzetto (composto da Miroslawa, dal marito e dal fratello) era proprio quello di incassare il milionario premio assicurativo. In quella che ormai viene ricordata come una delle vicende di cronaca nera più discusse del Paese, il “giallo di carnevale” (l’omicidio avvenne a ridosso dei festeggiamenti) mescola soldi, passione e una presunta spietatezza che i media dell’epoca attribuirono senza appello alla ballerina. A quarant’anni di distanza, lo scontro verbale con la Fagnani – che si è mostrata visibilmente interdetta di fronte alla difesa basata su un capo d’abbigliamento – ha riportato alla luce quelle contraddizioni. “Insomma…”, ha commentato secca la conduttrice, lasciando intendere tutto il suo scetticismo sulle parole della Miroslawa, che invece continuava a ripetere: “Questa è la verità, è quel costume da bagno. Dice molto di più di tutti questi processi!”.

Il carico pesante della Uno Bianca e delle complicità

Non c’è solo la storia della “mantide” a tenere banco in questa prima puntata. Oltre alla Miroslawa, infatti, nello studio di “Belve Crime” trovano posto anche Roberto Savi e Rina Bussone. Savi, ex poliziotto e figura di spicco della cosiddetta banda della “Uno Bianca”, è stato intervistato dalla Fagnani nel carcere di Bollate, dove sconta l’ergastolo per una scia di sangue che tra il 1987 e il 1994 ha segnato profondamente l’Emilia-Romagna e le Marche. Nel corso del colloquio, destinato a far discutere come sottolineano alcune agenzie, l’ex criminale ha rilanciato la tesi inquietante – mai dimostrata giudizialmente ma devastante sul piano mediatico – secondo cui dietro le azioni del suo gruppo ci sarebbero state coperture dei servizi segreti. “Tutte le settimane passavo due o tre giorni a Roma”, ha affermato Savi, sostenendo che determinati apparati istituzionali garantivano loro l’impunità investigativa. Ha aggiunto, riferendosi all’omicidio di due persone durante una rapina in un’armeria, che una delle vittime, un ex carabiniere, sarebbe stata eliminata su richiesta di “uffici particolari”.

Infine, a completare il quadro delle interviste più crude della serata, ci sarà la testimonianza di Rina Bussone, ex compagna di Raul Esteban Calderon (condannato per l’omicidio del capo ultrà laziale Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik) e oggi collaboratrice di giustizia. Il suo punto di vista, interno agli ambienti criminali della Capitale, offrirà un contraltare rispetto alle storie dei diretti interessati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.