«La buona Stella»: il crime psicologico di Rai1 torna con i nuovi episodi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lunedì 20 aprile, in prima serata su Rai1, la serie «La buona Stella» riprende il suo cammino con la terza e la quarta puntata, dopo l’esordio della scorsa settimana. Diretta da Luca Brignone, la fiction – che si articola in tre serate per un totale di sei episodi – mescola elementi crime a una scrittura attenta alle psicologie dei protagonisti, lontana dagli stereotipi del genere poliziesco più tradizionale. In quest’angolo di narrazione, dove il mistero si intreccia con le fragilità umane, troviamo due figure centrali: Simone (Filippo Scicchitano), un calciatore dalla carriera mai realmente decollata, e Stella (Miriam Dalmazio), una poliziotta segnata dalla perdita dell’uomo che amava. Due esistenze che la sceneggiatura mette progressivamente in collisione, senza però svelare troppo in anticipo le carte del proprio gioco.
Un cast che mescola volti noti e nuove scoperte
Accanto ai due interpreti principali, il cast annovera Francesco Arca e Laura Cravedi, ma è soprattutto il contributo di alcuni giovani attori a dare spessore all’intreccio. Tra questi spicca Elena Sophia Senise, che veste i panni di Giada: un personaggio – già emerso con chiarezza nella prima puntata – attorno al quale ruotano alcuni dei nodi emotivi più tesi della vicenda. La stessa Senise, attiva ormai da tempo tra televisione e cinema, trova in questa regia un’ulteriore occasione per mostrare la propria duttilità. E c’è poi un nome destinato a far parlare di sé: Matteo Ferrara, giovane attore vibonese, il cui debutto in prima serata su Rai1 è stato accolto con attenzione. La sua presenza, tra i volti più sorprendenti della fiction, aggiunge una nota di freschezza a un impianto narrativo che non disdegna le cadute, gli errori e – di conseguenza – le possibilità di riscatto.
Musica e atmosfere: il contributo di Ridolfi e Abbonato
La colonna sonora, firmata da Andrea Ridolfi e Vito Abbonato, non si limita a fare da sfondo alle immagini, ma ne sottolinea le crepe emotive e i silenzi carichi di tensione. Si avverte, in molti passaggi, la volontà di costruire un’identità sonora che accompagni la componente psicologica senza mai sopraffarla. E non è un dettaglio secondario, in una serie che – come recitano le premesse – vuole raccontare storie di rinascita, di errori da affrontare a testa alta e del bisogno, universale quanto fragile, di dimostrare il proprio valore. La musica, in questo senso, diventa quasi un altro personaggio: a tratti sospesa, a tratti incalzante, sempre funzionale al mistero che avvolge le azioni dei protagonisti.
Un crime dall’impronta psicologica (senza concessioni al banale)
A differenza di molti prodotti seriali che puntano tutto sull’azione o sul colpo di scena a ogni costo, «La buona Stella» sceglie una strada più impervia: quella dell’indagine interiore. Simone non è l’eroe positivo, Stella non è la vendicatrice senza macchia; entrambi portano addosso le cicatrici di scelte sbagliate o di eventi subiti. La regia di Brignone li inquadra spesso in spazi raccolti, quasi claustrofobici, per restituire l’idea di un destino che stringe. E non mancano, naturalmente, i riferimenti a fatti di cronaca – trattati però con il necessario riserbo, senza compiacimenti nel dettaglio cruento, concentrandosi piuttosto sulle indagini e sulle conseguenze giudiziarie che emergono di puntata in puntata. Chi cerca un semplice giallo da consumare in fretta potrebbe restarne spiazzato; chi invece apprezza le narrazioni che chiedono tempo e attenzione, probabilmente si lascerà prendere. La messa in onda del 20 aprile rappresenta il secondo atto di questo esperimento televisivo, e sarà interessante osservare come il pubblico risponderà a un crime che non ha paura di rallentare, quando serve, per guardare dentro ai personaggi.




