Modena, il flop del crime show sovranista divide la maggioranza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il crime show sovranista costruito attorno al caso di Modena si scontra con un dato che cambia la narrazione politica: Salim El Koudri, l’uomo che sabato 16 maggio ha travolto otto persone in via Emilia lanciando una Citroën C3 ad alta velocità, è un cittadino italiano nato a Seriate il 30 marzo 1995, laureato in Economia e residente a Ravarino. Nell’impatto quattro persone sono rimaste gravemente ferite e due donne hanno subito l’amputazione delle gambe. Un episodio drammatico che ha rapidamente alimentato la polemica politica sulla sicurezza e sull’immigrazione, ma che allo stesso tempo ha aperto tensioni dentro la stessa maggioranza di governo.
Il riferimento continuo alla cittadinanza dell’aggressore è diventato il centro dello scontro pubblico. Secondo l’analisi politica riportata nelle ore successive ai fatti, la destra populista ha cercato di utilizzare il caso per rilanciare una campagna contro gli stranieri, estendendo però il bersaglio anche agli immigrati regolari e agli italiani di seconda generazione. Proprio quel dettaglio, “cittadino italiano”, ha finito però per creare una frattura narrativa difficile da gestire, perché ha spostato il dibattito su chi possa essere considerato davvero italiano e su quali limiti abbia una comunicazione costruita esclusivamente sull’emergenza sicurezza.
La visita a Modena e la distanza dentro il governo
La visita di Sergio Mattarella e Giorgia Meloni a Modena si è svolta con toni molto misurati. Poche dichiarazioni pubbliche e attenzione concentrata soprattutto sugli incontri privati con i feriti e con le persone coinvolte nella tragedia. Una scelta che, secondo l’analisi politica emersa nelle stesse ore, rappresenta un approccio diverso rispetto alla spettacolarizzazione della cronaca. Il silenzio istituzionale è stato interpretato anche come il segnale di una distanza crescente rispetto ai toni più aggressivi utilizzati dall’area sovranista della maggioranza.
Dentro il governo, infatti, si sarebbe aperta una crepa significativa proprio sull’efficacia di quella strategia politica. L’idea di trasformare ogni episodio di cronaca in una campagna permanente contro l’immigrazione non garantirebbe più gli stessi ritorni elettorali del passato. Il caso di Modena avrebbe reso evidente questo problema perché il protagonista della vicenda non rientra nella figura tradizionale utilizzata dalla propaganda securitaria: non uno straniero irregolare, ma un cittadino italiano nato e cresciuto nel Paese.
La proposta di Salvini e le tensioni con gli alleati
Matteo Salvini ha insistito sulla linea dura anche dopo l’emergere dei dettagli sull’identità dell’aggressore. Il leader della Lega avrebbe dato mandato a un gruppo di giuristi di lavorare sulle proposte sulla sicurezza presentate dagli europarlamentari del partito nei giorni precedenti. Tra le ipotesi rilanciate figura la revoca del permesso di soggiorno con espulsione immediata, una proposta che si inserisce nella più ampia campagna anti-immigrazione sostenuta dalla Lega.
Proprio questa impostazione avrebbe però provocato irritazione tra gli alleati di governo. L’estensione della retorica securitaria anche agli italiani di seconda generazione ha aumentato le tensioni interne alla maggioranza, soprattutto perché il caso di Modena ha mostrato i limiti politici di una narrazione fondata sull’associazione automatica tra criminalità e origine straniera. Nel dibattito politico il tema della cittadinanza è diventato così il punto più controverso della vicenda, trasformando un fatto di cronaca in uno scontro aperto sulle strategie della destra e sulla direzione da prendere sul tema della sicurezza.




