L'Ue dice addio alle auto "usa e getta": via libera alle nuove regole per il riciclo e la circolarità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La transizione verde del settore automobilistico europeo, lungi dall'essere un'opzione o una possibilità remota, si è concretizzata giovedì scorso con un voto che ne ridisegnerà per intero i contorni, dal momento stesso in cui un'auto esce dalla catena di montaggio fino a quando, dopo anni di servizio, viene avviata alla demolizione.

Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, ha infatti approvato in via definitiva un pacchetto di norme che mira a trasformare l'industria dei veicoli a motore in un modello di economia circolare, mettendo fine, di fatto, a una logica lineare che per decenni ha considerato l'automobile come un prodotto destinato, prima o poi, a diventare un rifiuto ingombrante.

La nuova legge, che ha ottenuto un ampio sostegno con 437 voti a favore, 112 contrari e 20 astensioni, rappresenta il frutto di un accordo politico già raggiunto tra Parlamento e Consiglio alla fine del 2025 e ora attende solo il via libero formale del Consiglio per entrare nella fase di attuazione, prevista a partire da ventiquattro mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Progettare per durare (e per essere smontati)

Il cuore pulsante della riforma risiede nell'obbligo, per le case automobilistiche, di ripensare radicalmente la progettazione dei nuovi modelli, con l'obiettivo di facilitare il più possibile lo smontaggio, la riparazione e il riciclo dei componenti. La filosofia che sottende a questo cambio di passo è semplice e al contempo rivoluzionaria: un'auto non deve più essere un blocco monolitico difficile da separare, ma un insieme di parti e materiali pensati per una seconda vita. in quest'ottica, la normativa introduce target vincolanti e ambiziosi riguardo all'utilizzo di plastica riciclata, imponendo che, entro sei anni dall'entrata in vigore, ogni nuovo tipo di veicolo contenga almeno il 15% di materiale plastico recuperato, percentuale destinata a salire al 25% entro dieci anni.

Non solo: per garantire un mercato effettivo dei riciclati, almeno un quinto di questa plastica, ovvero il 20%, dovrà provenire da un "circuito chiuso", ossia da materiali recuperati da veicoli fuori uso o da parti usate che hanno già concluso il loro ciclo precedente, in modo da creare un ecosistema virtuoso che non dipenda da materie prime vergini.

La stretta sul mercato dell'usato e il problema dei veicoli "fantasma"

Le nuove disposizioni, tuttavia, non si limitano a dettare regole per le vetture nuove, ma intervengono con una certa incisività anche sul vasto e delicato mercato dei veicoli usati, con l'obiettivo di arginare fenomeni illeciti che hanno assunto proporzioni preoccupanti.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda la cessione dei veicoli, per la quale le imprese saranno tenute a verificare che il mezzo non sia già da considerarsi un veicolo fuori uso, oppure a esibire un certificato di revisione in corso di validità; per i privati, invece, gli adempimenti saranno più leggeri, richiedendosi uno di questi due documenti solo nel caso in cui l'auto sia stata dichiarata una perdita economica totale o se la transazione avviene esclusivamente tramite piattaforme online.

Una misura, questa, che mira a fare chiarezza in un settore spesso opaco, dove i confini tra un'auto usata e un rottame da avviare alla demolizione sono talvolta labili.

Il tema dei veicoli dichiarati non idonei alla circolazione, i cosiddetti "veicoli fantasma", è affrontato con particolare severità: per prevenire smantellamenti illegali e l'elusione delle norme ambientali, la legge vieta l'esportazione di quei mezzi che non possiedono i requisiti per circolare, una disposizione che diventerà operativa cinque anni dopo l'entrata in vigore del regolamento, dando così il tempo agli operatori del settore di adeguarsi alle nuove procedure.

Responsabilità estesa e costi del riciclo a carico dei produttori

Un altro pilastro fondamentale della riforma è l'introduzione del principio della responsabilità estesa del produttore, che a partire da tre anni dopo l'entrata in vigore delle norme, obbligherà le case automobilistiche a farsi carico dei costi di raccolta e trattamento dei veicoli che hanno raggiunto la fine del loro ciclo di vita, indipendentemente dal paese dell'Unione in cui si trovano. Questo meccanismo, che rappresenta un capovolgimento della prospettiva tradizionale, mira a internalizzare i costi ambientali della gestione dei rifiuti nel prezzo del prodotto finale, incentivando i costruttori a progettare auto più facilmente riciclabili e a utilizzare materiali di qualità superiore che possano essere recuperati con maggiore efficienza.

Il nuovo quadro normativo, che sostituirà la precedente direttiva sui veicoli fuori uso, si applicherà non solo alle autovetture ma anche a veicoli commerciali leggeri, motocicli e, in prospettiva, ad altre categorie, ampliando così il perimetro di un intervento che si preannuncia come una delle riforme più strutturali mai tentate in materia di sostenibilità nel comparto automotive.

La Commissione europea, sulla base di studi di fattibilità che verranno condotti nei prossimi anni, potrà inoltre valutare l'introduzione di obiettivi analoghi anche per altri materiali strategici come l'acciaio, l'alluminio, il magnesio e le materie prime critiche, aprendo la strada a un utilizzo sempre più massiccio di materiali secondari in un settore tradizionalmente ad alta intensità di risorse.

Si tratta, in definitiva, di un cambio di paradigma che impone a tutti gli attori della filiera, dai progettisti ai demolitori, di ripensare il proprio ruolo in un'ottica di circolarità, dove il valore dei materiali viene preservato il più a lungo possibile e dove il concetto stesso di "fine vita" per un'auto si trasforma in un nuovo inizio per i suoi componenti.

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