Colesterolo, il libro di Ursini lo mette sotto processo: «Non è un colpevole»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il colesterolo non è un colpevole, ma una molecola indispensabile per la vita: lo sostiene Fulvio Ursini, che al tema ha dedicato un libro costruito come un processo, con un'accusa, una difesa e le rispettive argomentazioni. «Se deve essere un colpevole ci vogliono un'accusa, una difesa e argomentazioni», ha spiegato, ricordando che si tratta di una molecola che ha vinto tredici premi Nobel e che, a suo giudizio, è stata inquadrata in un percorso che l'ha portata a essere considerata responsabile.

Il libro che mette in scena il processo al colesterolo

Il volume si intitola «Processo al colesterolo. La verità della scienza oltre equivoci e falsi miti» ed è firmato da Ursini insieme a Paola Arosio per Raffaello Cortina, con data di pubblicazione indicata al 17 luglio 2026. L'impianto è quello di un'aula di tribunale: accusa e difesa mettono a confronto le prove sul ruolo del colesterolo nell'infarto e nell'ictus, sul momento in cui le statine sono indicate, sul peso di dieta e attività fisica e sulla differenza tra correlazione e causalità.

La scelta della forma processuale nasce, secondo Ursini, da un'esigenza di «chiarezza biologica» in un contesto in cui ha prevalso una medicina di tipo statistico-epidemiologico. Tra i riconoscimenti legati alla molecola ci sono il Nobel per la Medicina assegnato nel 1985 a Michael Brown e Joseph Goldstein per gli studi sul recettore delle LDL e quello per la Chimica del 1975 a John Cornforth, premiato per aver chiarito la struttura spaziale delle molecole coinvolte nella sua sintesi.

Funzioni del colesterolo e problema dei livelli eccessivi

Il colesterolo è una sostanza grassa che contribuisce alla formazione delle membrane cellulari, serve a produrre alcuni ormoni e partecipa alla sintesi della vitamina D e degli acidi biliari, indispensabili per gestire i grassi. L'organismo ne produce la maggior parte, soprattutto nel fegato, mentre una quota più ridotta arriva dagli alimenti. Il problema, quindi, non è la molecola in sé, ma la sua presenza nel sangue in quantità eccessive.

Quando il colesterolo LDL è troppo alto, favorisce la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie e aumenta il rischio di infarto e ictus. Per questo, accanto al dibattito sul suo ruolo, la pratica clinica continua a lavorare sul controllo dei valori, con indicazioni che non si esauriscono nell'eliminare uova e grassi dalla tavola.

La terza linea di terapia nei pazienti ad alto rischio

Per i pazienti ad alto o altissimo rischio cardiovascolare che non raggiungono il target di LDL con statina ed ezetimibe, la scelta del trattamento aggiuntivo è un passaggio cruciale. A questo scenario è dedicato lo studio VICTORION-CHALLENGE, promosso da Novartis (registro ClinicalTrials.gov NCT06431763), che confronta direttamente inclisiran e acido bempedoico in persone con malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Lo studio ha coinvolto 400 adulti a rischio alto o molto alto, secondo le linee guida europee del 2019, con LDL a digiuno pari ad almeno 70 mg/dL e terapia di fondo con statina, con o senza ezetimibe, invariata. I partecipanti sono stati assegnati per metà a inclisiran, 300 mg per via sottocutanea al giorno 1 e al giorno 90, e per metà ad acido bempedoico, 180 mg per bocca una volta al giorno. L'obiettivo primario è la variazione percentuale dell'LDL al giorno 150.

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