Il governo tace sul flop dell'Albania, mentre la Cassazione blocca ancora il protocollo
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Redazione Interno
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Mentre il governo proclama a gran voce di «andare avanti» con il piano Albania, la realtà – come spesso accade – si incarica di smontare le certezze propagandistiche. L’ultimo colpo arriva dalla Cassazione, che per la seconda volta ha rinviato alla Corte di giustizia europea il protocollo Italia-Albania, sollevando dubbi sulla sua compatibilità con il diritto comunitario. Il cuore del problema, come sottolineato dai giudici, risiede nell’applicazione del diritto d’asilo, una questione che fin dall’inizio ha minato la fattibilità del progetto.
In via ufficiosa, tra i palazzi romani, si sussurra più che discutere. L’unica reazione plateale è quella di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha attaccato il manifesto per aver diffuso la notizia del rinvio. Peccato che il giornale, semplicemente, abbia riportato un fatto giudiziario incontrovertibile. Quello di Bignami, più che un’argomentazione, sembra un tentativo goffo di distogliere l’attenzione da un fallimento annunciato.
Intanto, a Gjader, in Albania, le cose non vanno meglio. Ginevra Maccarrone, avvocata esperta in diritto d’asilo e parte del team legale che ha ottenuto la prima vittoria contro i trasferimenti, spiega senza giri di parole: «Ci proveranno ancora, ma poi dovranno riportarli in Italia». La sentenza della Corte d’appello che ha invalidato la detenzione di un migrante trasferito ha creato un precedente giuridico significativo, mettendo in luce le falle di un sistema nato già zoppicante.




