Pfas inquinano l'80% delle acque potabili in Italia
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Redazione Interno
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Un'analisi di Greenpeace Italia, nell'ambito dell'indagine indipendente "Acque Senza Veleni", ha rivelato che l'80% delle acque potabili in Italia è contaminato da Pfas, sostanze poli- e per-fluoroalchiliche. Questi composti chimici, prodotti dall'industria fin dagli anni Quaranta, sono utilizzati per rendere le superfici impermeabili ad acqua e grassi, resistenti al calore e a molti agenti chimici. Le loro proprietà tensioattive li rendono ideali per la produzione di carta da forno, padelle antiaderenti, contenitori per alimenti, indumenti impermeabili, schiume antincendio, cosmetici e farmaci.
La presenza di Pfas nelle acque potabili è stata riscontrata nel 79% dei campioni analizzati, con concentrazioni generalmente inferiori ai 10 microgrammi per litro. Tuttavia, la diffusione di queste sostanze è tale che quasi il 99% della popolazione mondiale presenta tracce di Pfas nel sangue. Gli effetti sulla salute umana sono preoccupanti: numerosi studi scientifici hanno collegato i Pfas a tumori, disturbi endocrini, danni al sistema immunitario e problemi riproduttivi.
In Veneto, la contaminazione da Pfoa, una delle varianti dei Pfas, è tra le più gravi a livello mondiale. La situazione è particolarmente critica a Casale Monferrato, dove la lotta contro l'Eternit ha evidenziato l'importanza di giustizia, salute e bonifica. Le lobby pro-amianto hanno rappresentato un ostacolo significativo, rendendo le vittime meno visibili e complicando la battaglia legale.
Nei mesi di settembre e ottobre, i volontari di Greenpeace hanno raccolto campioni di acqua potabile in 235 città italiane, analizzandoli per verificare la presenza di Pfas. I risultati hanno confermato la diffusione capillare di queste sostanze, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica e l'ambiente.




