Una paziente muore al Policlinico di Bari, la Procura indaga per omicidio colposo
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Redazione Interno
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La morte di una donna di 39 anni, avvenuta la sera del 7 dicembre nel pronto soccorso del Policlinico di Bari, ha spinto la magistratura ad aprire un fascicolo per il reato di omicidio colposo. La paziente, affetta dalla sindrome di Turner, una condizione genetica che può comportare complicanze cardiovascolari, era giunta in ospedale nel primo pomeriggio a bordo di un’ambulanza, lamentando forti dolori al torace. Nonostante i sintomi riportati, che secondo i primi elementi avrebbero suggerito un possibile problema cardiaco, la donna è stata sottoposta soltanto a una visita generale, trascorrendo circa sei ore in attesa di accertamenti più approfonditi. Il suo quadro clinico, aggravandosi progressivamente, ha condotto al decesso dopo sette ore dal suo ingresso in struttura, una dinamica i cui dettagli saranno ora oggetto delle indagini della Procura.
L’iscrizione nel registro degli indagati
Il pubblico ministero che coordina le indagini, dopo aver acquisito l’intera documentazione clinica relativa al caso, ha proceduto all’iscrizione nel registro delle persone indagate della dottoressa che aveva preso in carico la 39enne nelle prime fasi della permanenza al pronto soccorso. La decisione di formalizzare la posizione della professionista, un passaggio giudiziario che non pregiudica l’esito dell’inchiesta, segue l’avvio delle verifiche sulle concrete condotte tenute durante quelle ore di attesa, durante le quali le condizioni della paziente sono peggiorate senza che, stando alle prime informazioni, siano stati disposti gli esami specifici richiesti dalla sintomatologia.
Le dinamiche ancora da chiarire
L’inchiesta penale, che si svilupperà parallelamente a un probabile procedimento disciplinare interno, dovrà accertare con precisione la catena degli eventi e delle responsabilità, verificando se e in quale misura i protocolli operativi e di triage siano stati rispettati. La sindrome di Turner, della quale la donna era portatrice, è associata a un rischio aumentato di patologie a carico dell’aorta e del cuore, un elemento che, secondo gli esperti, avrebbe dovuto indirizzare fin da subito la valutazione medica verso percorsi diagnostici mirati, specialmente di fronte al sintomo del dolore toracico. Toccherà ora ai consulenti tecnici nominati dalla magistratura analizzare la cartella clinica per stabilire un nesso causale tra i tempi di intervento e l’esito fatale.
Il contesto delle indagini
Episodi come questo, che riaccendono periodicamente il dibattito sulla tenuta dei servizi di emergenza territoriali, pongono l’accento sulle criticità legate ai sovraffollamenti dei pronto soccorso e sulle conseguenze che ritardi o valutazioni errate possono generare. La magistratura barese, nel solco di una prassi consolidata per casi analoghi, ha avviato le sue indagini concentrandosi sulla condotta della singola professionista iscritta nel registro, senza escludere che nel prosieguo delle attività investigative possano emergere ulteriori profili di responsabilità, di natura sia penale che amministrativa. L’obiettivo è ricostruire con esattezza quelle sei ore decisive, spesso decisive in medicina d’urgenza, durante le quali la traiettoria della cura ha preso una direzione irreversibile.




