Lavrov e Rubio si incontrano a Manila, nuovo faccia a faccia sulla guerra in Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è tenuto questa mattina a Manila, nelle Filippine, un nuovo incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio, il quarto faccia a faccia tra i due capi della diplomazia e il primo dopo dieci mesi di silenzio diplomatico. Il colloquio, della durata di circa trentacinque minuti, si è svolto a margine del vertice dell'Asean, l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, e ha riacceso i riflettori su un tema ormai centrale nello scacchiere internazionale: la guerra in Ucraina e le eventuali prospettive di una tregua.

Il faccia a faccia dopo dieci mesi

L'incontro di Manila rappresenta un segnale, seppur debole, di un canale diplomatico che non si era mai del tutto interrotto ma che negli ultimi mesi aveva subito una battuta d'arresto significativa. Il precedente colloquio tra Lavrov e Rubio risaliva infatti alla fine di settembre, quando si erano incontrati a New York in occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Da allora, le posizioni sul conflitto ucraino si sono ulteriormente cristallizzate, con Mosca che ha intensificato le operazioni sul campo e Washington che ha continuato a garantire supporto militare e finanziario a Kiev.

In questo contesto, il vertice asiatico ha offerto l'occasione per un confronto diretto, sebbene le dichiarazioni successive abbiano confermato la distanza abissale tra le due visioni.

La posizione russa e l'appello di Rubio

Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri russo al termine del colloquio, Lavrov ha illustrato a Rubio la situazione lungo la linea di contatto in Ucraina, ribadendo con fermezza quella che ormai è una posizione consolidata del Cremlino: l'inammissibilità di ulteriori rifornimenti di armi a Kiev. Una richiesta, quella russa, che suona come un ultimatum implicito e che rappresenta il principale ostacolo a qualsiasi ipotesi di negoziato.

Dall'altra parte, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha risposto con un approccio che potrebbe aprire a futuri sviluppi, dichiarando che, quando arriverà la pace, essa sarà frutto di "nuove idee e nuovi concetti", e che gli Stati Uniti sono pronti a offrirne alcuni "se si presenterà l'opportunità e le condizioni saranno favorevoli".

Le parole di Rubio, che ha anche definito il conflitto una "stupida guerra", sembrano suggerire una volontà di esplorare soluzioni alternative, pur senza tradurre in atti concreti un cambio di rotta rispetto alla linea finora seguita dall'amministrazione Trump.

Il gelo diplomatico e le sanzioni europee

Nonostante l'incontro faccia a faccia, il clima resta di profondo gelo. Le dichiarazioni di Lavrov e Rubio non hanno mostrato punti di contatto sostanziali, e la richiesta russa di interrompere le forniture di armi all'Ucraina si scontra frontalmente con la strategia atlantica di sostegno a Kiev. A complicare ulteriormente il quadro, l'Unione Europea ha nel frattempo annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, un gesto che Mosca interpreterà certamente come un'ulteriore provocazione e che rischia di vanificare gli sforzi per un avvicinamento.

La situazione sul terreno, intanto, resta fluida e drammatica, con le cronache che riportano quotidianamente nuovi sviluppi del conflitto e le vittime che continuano ad aumentare.

Un vertice che non porta svolte

L'incontro di Manila, in definitiva, non ha prodotto la tanto attesa svolta diplomatica. Piuttosto, ha confermato quanto le posizioni siano ancora distanti e quanto il percorso verso un cessate il fuoco sia irto di ostacoli. La disponibilità degli Stati Uniti a "nuove idee" lascia spazio a interpretazioni, ma al momento non si intravedono segnali concreti di una mediazione imminente. Resta da capire se e quando le condizioni favorevoli menzionate da Rubio potranno realmente manifestarsi, e se la Russia sarà disposta a sedersi a un tavolo senza la precondizione dello stop alle forniture di armi.

Per ora, il conflitto prosegue, e la diplomazia sembra aver fatto un passo indietro.

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