Rubio a Manila: per l’Ucraina servono “nuove idee” ma l’incontro con Lavrov resta gelido

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenuto a margine del vertice dell'Asean nelle Filippine, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché si trovino soluzioni inedite per sbloccare il conflitto in Ucraina; secondo il capo della diplomazia statunitense, le proposte circolate fino a questo momento si sono rivelate impraticabili per Kiev e, con il passare dei mesi, la distanza tra le posizioni in campo si è fatta persino più marcata, rendendo evidente la necessità di un approccio capace di superare la logica delle trattative tradizionali.

Le dichiarazioni di Rubio, rilasciate durante i lavori del vertice dei Paesi del Sudest Asiatico, giungono al termine di un faccia a faccia a porte chiuse con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, un incontro che rappresenta il primo contatto diretto tra i vertici diplomatici di Washington e Mosca dopo circa dieci mesi di silenzio istituzionale.

Il faccia a faccia Rubio-Lavrov e il muro di Mosca

L'incontro tra Rubio e Lavrov, durato all'incirca trenta minuti, si è svolto nella capitale filippina senza che venissero diffusi resoconti dettagliati sul contenuto del colloquio; lo stesso segretario di Stato americano si è limitato a definire la conversazione "franca e leale", un'espressione che nel lessico diplomatico lascia intendere un confronto sostanziale ma privo di cedimenti reciproci.

Nonostante l'apparente cordialità dei toni, Lavrov ha subito dopo alzato il livello dello scontro, rivolgendosi agli Stati Uniti con un monito durissimo: ha definito inaccettabile il continuo invio di armamenti occidentali a Kiev e ha accusato i governi europei di perseguire una politica sistematicamente destabilizzante, il cui obiettivo dichiarato sarebbe quello di infliggere una sconfitta strategica alla Federazione Russa.

Le parole di Lavrov confermano che, nonostante il riavvio dei canali diplomatici, il clima tra le due superpotenze rimane segnato da una profonda sfiducia, alimentata dalle recenti tensioni sul terreno e dalle nuove sanzioni varate dall'Unione Europea nei confronti di Mosca.

La ricerca di "nuove idee" e lo stallo negoziale

Rubio, dal canto suo, ha insistito sulla necessità di abbandonare gli schemi consolidati che finora hanno caratterizzato i negoziati, sottolineando che le bozze di accordo circolate in precedenza non solo non erano accettabili per l'Ucraina al momento della loro formulazione, ma oggi, a fronte dell'evoluzione del conflitto, apparirebbero ancora meno praticabili; questa posizione, se da un lato apre teoricamente a un rinnovato impegno diplomatico, dall'altro sconta l'assenza di segnali concreti da parte russa, che continua a considerare le forniture militari occidentali come il principale

Ostacolo a qualsiasi trattativa. Durante la conferenza stampa a Manila, il segretario di Stato ha evitato di entrare nel merito di quali potrebbero essere queste "nuove idee", limitandosi a sollecitare un brainstorming tra gli alleati per individuare formule inedite che possano conciliare le esigenze di sicurezza di Kiev con le rivendicazioni territoriali di Mosca; un approccio che, però, appare ancora lontano dal tradursi in un piano concreto, viste le posizioni irriducibili espresse dai rispettivi ministri.

Il contesto asiatico e la querelle sul "Dukh Ankoridzha"

A complicare ulteriormente il quadro delle relazioni bilaterali, un curioso retroscena emerso proprio durante i giorni del vertice Asean: l'agenzia russa Ria Novosti ha scoperto che lo scorso luglio è stata depositata presso Rospatent, l'ente statale per i brevetti, una domanda per la registrazione del marchio "Dukh Ankoridzha", traduzione russa di "Spirito di Anchorage"; il prodotto, descritto come una linea di eau de toilette e altre fragranze, farebbe riferimento allo storico incontro tra i presidenti Biden e Putin del 2021, un momento che all'epoca venne interpretato come un possibile

Disgelo ma che oggi, alla luce delle attuali frizioni, appare come un ricordo lontano e quasi paradossale. Questa mossa, sebbene di natura commerciale, aggiunge un elemento di surrealtà a un contesto diplomatico già pesantemente segnato dalla guerra, mentre i lavori del vertice filippino proseguono senza che si intravvedano passi avanti significativi sul fronte ucraino.

La tensione, del resto, si riflette anche sulle dichiarazioni di Lavrov, che ha ribadito con forza il rifiuto di qualsiasi mediazione che non tenga conto delle nuove realtà territoriali, e sull'atteggiamento di Rubio, costretto a mediare tra le richieste di un'amministrazione americana sempre più divisa sull'entità degli aiuti a Kiev e l'urgenza di evitare un'ulteriore escalation con Mosca.

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