Lavrov, dopo le polemiche sugli asset, riapre il dialogo con Rubio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, riaffacciatosi dopo un periodo di assenza dalle scene che aveva alimentato voci sulla sua posizione, ha definito "un inganno e una rapina" il piano dell'Unione Europea per utilizzare gli asset russi congelati. Attraverso l'agenzia di stampa Ria Novosti, Lavrov ha espresso una critica feroce, sostenendo che "il cinismo con cui la Commissione europea interpreta la Carta delle Nazioni Unite e altre norme giuridiche internazionali, comprese le disposizioni sull'immunità sovrana e l'inviolabilità degli asset delle banche centrali, ha smesso da tempo di sorprendere". Questa presa di posizione, che arriva in un momento di grande tensione, delinea una continuità nella linea dura di Mosca, la quale, nonostante le aperture formali, non sembra disposta a fare passi indietro su quanto acquisito.

La riemersione e l'apertura a Washington

Proprio mentre rilanciava i suoi strali contro l'Occidente, Lavrov ha però operato una mossa in controtendenza, dichiarandosi pronto a discutere della situazione in Ucraina con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Ha parlato, in tal senso, sia della possibilità di incontri di persona, sia di comunicazioni telefoniche, pur rimarcando la necessità di tenere conto degli interessi di Mosca per garantire una pace. Una riapertura che appare strategica, un tentativo di ristabilire un canale dopo che lo stesso ministro era stato indicato come il responsabile dell’annullamento dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Vladimir Putin, saltato a causa di quelle che sono state descritte come posizioni intransigenti sulla questione ucraina.

Il nodo irrisolto dei territori annessi

La fermezza di Lavrov, d'altronde, non ammette ambiguità quando si tratta di definire i confini del negoziato. Egli ha infatti ribadito con chiarezza che la Crimea e il Donbass, quei territori annessi attraverso referendum contestati nel 2014 e nel 2022, "restano parte della Russia e non sono in discussione". Questa premessa, presentata come un dato di fatto non negoziabile, costituisce l'ostacolo principale su cui si infrange ogni tentativo di mediazione, creando un cortocircuito con le richieste ucraine e con il diritto internazionale, che quelle annessioni non riconosce.

Il gelo diplomatico e le sue conseguenze

La scomparsa temporanea di Lavrov, coincisa con una burrascosa telefonata con l'omologo americano, aveva gelato i rapporti tra Mosca e Washington, mettendo in luce le profonde divergenze che permangono. Quel gelo, che ha portato al fallimento del vertice pianificato, sembra ora parzialmente scosso dalla disponibilità al dialogo, seppur condizionata da premesse che l'altra parte fatica ad accettare. Mentre la diplomazia prova a muovere nuovi passi, in Ucraina persistono le conseguenze del conflitto, con decine di migliaia di persone che, secondo le ultime notizie, affrontano ancora gravi disagi, rimanendo senza elettricità.

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