Lavrov attacca Meloni e Stubb: “La tregua serve a Kiev”
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Redazione Esteri
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Sergej Lavrov critica gli appelli al cessate il fuoco in Ucraina arrivati da Giorgia Meloni e Alexander Stubb, sostenendo che dietro la richiesta di una tregua ci sarebbe il tentativo di concedere altro tempo a Kiev. Il ministro degli Esteri russo ha formulato l’accusa in un’intervista trasmessa da Pervyj kanal e ripresa dall’agenzia Tass. La dichiarazione porta direttamente l’Italia nel nuovo confronto diplomatico legato alla guerra, mentre sul terreno sono ripresi gli attacchi e resta aperto il dibattito sulle possibili iniziative politiche per fermare le ostilità.
La posizione di Mosca sugli appelli al cessate il fuoco
Il capo della diplomazia russa attribuisce dunque una finalità precisa alle richieste avanzate dal presidente del Consiglio italiano e dal presidente finlandese: nella lettura di Mosca, gli appelli non avrebbero come unico obiettivo l’interruzione dei combattimenti, ma celerebbero il desiderio di “guadagnare tempo per il regime di Kiev”. È questo il passaggio centrale dell’intervento rilanciato dalla stampa russa. Le parole inseriscono le richieste europee di una sospensione delle operazioni militari all’interno dello scontro politico che accompagna il conflitto, con una contestazione esplicita delle intenzioni attribuite ai governi che sostengono la necessità di arrivare a una tregua.
La presa di posizione arriva mentre la guerra torna a registrare attacchi incrociati. Le forze russe hanno ripreso le operazioni contro Kiev dopo una tregua durata tre giorni, periodo coinciso con incontri diplomatici che hanno coinvolto gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff. I due hanno avuto colloqui a Mosca con Vladimir Putin e successivamente nella capitale ucraina con Volodimir Zelensky. La sequenza tra pausa nei raid, contatti ad alto livello e nuova attività militare colloca le dichiarazioni russe in una fase nella quale diplomazia e combattimenti continuano a procedere contemporaneamente.
Nuovi raid e allarme aereo nella capitale ucraina
Con la ripresa degli attacchi è scattato un allarme aereo nella capitale, come comunicato dall’amministrazione militare locale. I servizi di emergenza hanno segnalato edifici colpiti a Boryspil e Fastiv, aree situate alla periferia di Kiev. Il ritorno dei raid interrompe quindi la breve pausa registrata nei giorni precedenti e riporta l’attenzione sulle conseguenze immediate delle operazioni militari. Sul fronte opposto è stato segnalato anche un attacco ucraino contro Novorossiysk, sul Mar Nero, con quattro morti e ventinove feriti, mentre un raid russo ha interessato la zona al confine con la Moldavia.
L’ipotesi di un vertice ai massimi livelli
Sullo sfondo resta anche la possibilità di nuovi contatti internazionali di vertice. Tra le ipotesi emerse figura un possibile incontro che coinvolgerebbe Putin, Donald Trump e Xi Jinping a novembre, a margine dell’APEC prevista a Pechino. L’eventualità si inserisce in un momento segnato da iniziative diplomatiche parallele alle operazioni sul campo e da posizioni divergenti sulla strada da seguire per una sospensione dei combattimenti. Al momento, nel quadro delineato, si tratta di una possibilità legata all’appuntamento internazionale e non di un incontro indicato come già definito.
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