Il nuovo stadio di Milano, Marotta: “Abbattimento del Meazza triste ma necessario”. Scaroni: “Progetto da 4,5 miliardi”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il futuro dell’impiantistica sportiva milanese passa attraverso il cantiere che sorgerà accanto all’attuale Giuseppe Meazza, un’operazione che i vertici dei due club definiscono ormai irreversibile nonostante il peso della storia. Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, intervenuto in videoconferenza alla tappa milanese di Motore Italia – il roadshow di Milano Finanza – ha descritto l’iter come un percorso obbligato per colmare un ritardo strutturale che il calcio italiano paga da decenni nei confronti delle principali leghe europee. La sua analisi, carica di quella che lui stesso definisce una “tristezza” inevitabile nel momento in cui si immagina lo skyline senza le iconiche torri angolari, si è concentrata sulla necessità di adeguare gli standard in termini di sicurezza, ospitalità e comfort, parametri rispetto ai quali il vecchio stadio non riesce più a competere a livello internazionale. A rafforzare questa linea è arrivato il pensiero del presidente rossonero Paolo Scaroni, il quale nel corso dello stesso evento ha fornito numeri precisi: l’impatto economico nella sola fase di costruzione è stato quantificato in oltre 4,5 miliardi di euro, una cifra destinata a lievitare fino a 3 miliardi annui una volta che il nuovo impianto entrerà a regime, fungendo da volano non solo per i club ma per l’intero tessuto economico del Paese.

La lezione del ritardo europeo e i tre bisogni fondanti

L’affondo più significativo di Marotta, che conosce bene le dinamiche di vertice del calcio per averle vissute ai piani alti della federazione e della Lega, riguarda il gap infrastrutturale. Il numero uno dell’Inter ha ricordato come negli ultimi vent’anni in Europa siano stati costruiti 148 nuovi stadi, dei quali solo quattro in Italia – un dato, questo, che colloca il sistema calcio nazionale nelle retrovie del continente. Il progetto del nuovo San Siro, quindi, non nasce da un mero capriccio estetico o commerciale, ma da quella che Marotta ha definito la necessità di rispondere a tre bisogni fondamentali: la messa in sicurezza secondo i protocolli moderni, l’ospitalità per un pubblico che oggi cerca servizi accessori oltre la partita e il comfort per i tifosi, veri protagonisti di quella che lui chiama “una casa” da abitare quotidianamente. La proprietà, rappresentata dai fondi americani Oaktree e RedBird, ha spinto affinché questo iter venisse sbloccato, portando all’acquisto dell’area e alla condivisione di un progetto che, per Scaroni, rappresenta la chiave di volta per aumentare la competitività del Milan su scala globale.

L’impatto economico e il quartiere verde

Se Marotta ha posto l’accento sulle esigenze tecniche e sportive, Paolo Scaroni ha declinato il progetto in termini urbanistici e finanziari. Il chairman rossonero ha spiegato come l’intervento vada ben oltre la semplice costruzione di un recinto per il calcio; l’idea è quella di ridisegnare un intero quadrante della città, trasformando quella che oggi è un’area “o troppo piena o troppo vuota” in un quartiere moderno e sostenibile. Più della metà della superficie sarà destinata al verde e a spazi pubblici, un modello che a Milano ha già trovato un precedente illustre in City Life. Ma il cuore della sua riflessione è stato il ritorno economico: il nuovo stadio – ha chiarito – potrebbe generare per il Milan un incremento dei ricavi di circa 100 milioni di euro a stagione, un tesoro che verrebbe reinvestito sul mercato per rafforzare la rosa. Numeri che, se moltiplicati per la presenza di due club, danno la dimensione di un’operazione da 1,5 miliardi di investimento privato, con ricadute occupazionali e fiscali destinate a consolidare Milano come capitale europea dello sport.

La volata scudetto e il ruolo delle Olimpiadi

Sullo sfondo delle questioni urbanistiche, Marotta ha trovato il tempo per un inciso sulla stagione sportiva in corso, utilizzando una metafora venatoria per descrivere la posizione della sua squadra. “L’Inter è la lepre che sta fuggendo”, ha detto il dirigente, riconoscendo che la posizione della squadra in testa alla classifica è quella più difficile da gestire, trasformando i nerazzurri nel bersaglio da raggiungere per gli inseguitori. “Siamo la lepre da fermare”, ha ribadito, ma con la convinzione di avere gli strumenti per resistere fino alla fine. Questa dimensione agonistica, tuttavia, si intreccia inevitabilmente con il futuro impiantistico. Scaroni e Marotta hanno entrambi richiamato il ruolo delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, viste come un passaggio storico che sta già accelerando le trasformazioni urbane. La cerimonia di apertura al Meazza rappresenterà idealmente l’ultima grande ribalta internazionale per l’impianto attuale prima del suo destino segnato, aprendo la strada a un cantiere che, nelle intenzioni dei club, dovrebbe restituire alla città un’infrastruttura all’altezza delle ambizioni globali.

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