Israele e la guerra senza confini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nemmeno uno scrittore raffinato come Amin Maalouf riesce a spiegarsi la metamorfosi tragica del suo Paese. Il Libano, nel quale nacque, era un modello di convivenza tra etnie e religioni diverse, una piccola Svizzera nel Medio Oriente. Alla fine della Guerra Fredda, come spiega lo scrittore franco-libanese in un'intervista a Repubblica, siamo passati da un mondo diviso per linee ideologiche a un mondo diviso per linee identitarie.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che parlerà con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che una guerra totale in Medio Oriente "deve essere evitata". Tuttavia, la potenza di fuoco sganciata nelle ultime ore dall'esercito di Tel Aviv non solo su Beirut, ma anche sui combattenti filo-iraniani al confine tra Siria e Iraq, e soprattutto sulle infrastrutture strategiche degli Houthi in Yemen, sembra far presagire che la guerra totale sia già iniziata.

Cari amici vicini e lontani, sul Medio Oriente le ombre si fanno sempre più cupe. Le guerre sono sempre disastri e distruzioni drammatiche in ogni parte del mondo e a soffrire maggiormente sono sempre le popolazioni inermi, i civili. Su questo credo siamo tutti d’accordo. Sulla valutazione dei vari teatri dei combattimenti le opinioni cambiano notevolmente. Per esempio, la nostra premier Meloni ed anche il presidente francese Macron convergono sull’idea che l’Ucraina debba essere aiutata a difendersi, ”costi quello che costi”.

Il prossimo 7 ottobre non sarà un anniversario di sole lacrime, di pura contrizione anche se la memoria è cocente. Il popolo d'Israele vive! E non era affatto scontato.

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