L’attacco all’aereo di von der Leyen e la guerra che non conosce confini
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Redazione Esteri
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L’interferenza che ha colpito i sistemi di navigazione dell’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, costringendolo a un atterraggio di emergenza in Bulgaria con il solo supporto delle mappe cartacee, rappresenta un’escalation inquietante del conflitto oltre i confini ucraini. L’episodio, definito a Bruxelles, seppur informalmente, «un atto di cyberguerra» di probabile matrice russa, dimostra come le ostilità si stiano ormai dispiegando attraverso modalità ibride e asimmetriche, le quali, sebbene non sempre implicino un’azione militare convenzionale, sono ugualmente destabilizzanti e pericolose.
La reazione italiana a questo nuovo paradigma di minaccia è stata immediata e concreta. Il ministero della Difesa, su impulso del titolare Guido Crosetto, ha infatti riproposto con urgenza al governo un piano per “secretare” i voli di Stato, una misura che prevede di oscurare le rotte, eliminare i dati dai siti istituzionali e renderli non tracciabili attraverso i consueti canali pubblici. Si tratta di un’iniziativa di protezione volta a schermare i vertici istituzionali da possibili azioni di disturbo elettronico, le quali, come dimostrato, possono mettere a repentaglio l’incolumità delle persone.
Questo sviluppo non è isolato ma si inserisce in un contesto più ampio di crescente allerta in Europa occidentale per la cosiddetta guerra elettromagnetica, un fronte subdolo e invisibile dove la Russia sta dimostrando una pericolosa competenza. L’obiettivo del presidente Vladimir Putin, che mira a ricostituire una sfera di influenza nell’Europa dell’Est, non si limita dunque al teatro ucraino ma utilizza ogni strumento disponibile per testare le difese, dividere l’opinione pubblica e minare la sicurezza collettiva atlantica, colpendone i rappresentanti più in vista.




