Israele riprende i raid sul Libano, tensioni ai confini e proteste contro Netanyahu
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Redazione Esteri
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A un anno e mezzo dall’inizio del conflitto, il Medio Oriente torna a essere teatro di violenze, con Israele nuovamente sotto attacco da più fronti: Gaza, Libano e Yemen. La tregua nella Striscia di Gaza, già fragile, è definitivamente crollata, mentre quella con il Libano sembra vacillare dopo il lancio di sei razzi verso Metulla, località israeliana al confine settentrionale. Un episodio che ha riacceso tensioni sopite, aggravate dal contemporaneo attacco degli Houthi yemeniti, che hanno lanciato due missili balistici verso il centro di Israele, fortunatamente intercettati in volo.
L’esercito israeliano, in risposta ai razzi provenienti dal Libano, ha condotto una serie di raid aerei su diverse località libanesi, colpendo centri di comando di Hezbollah, infrastrutture, lanciatori di razzi e depositi di armi. Secondo fonti israeliane, gli attacchi hanno causato la morte di sei persone, tra cui una donna, nel più grave scontro dall’entrata in vigore del cessate il fuoco con Hezbollah lo scorso novembre. Hezbollah, da parte sua, ha negato ogni responsabilità nel lancio dei razzi, sostenendo che le accuse israeliane siano un pretesto per giustificare ulteriori attacchi sul suolo libanese.
La situazione al confine settentrionale di Israele è diventata sempre più instabile, con il rischio concreto di un’escalation che potrebbe portare a una nuova guerra. Il cessate il fuoco, raggiunto faticosamente quasi quattro mesi fa, appare ora più che mai in bilico. Hezbollah, che controlla gran parte del sud del Libano, ha accusato Israele di voler destabilizzare ulteriormente la regione, mentre Tel Aviv ribadisce di agire esclusivamente in risposta a provocazioni dirette.
Intanto, in Israele, cresce il malcontento verso il governo di Benjamin Netanyahu. Cortei e manifestazioni si sono moltiplicati nelle ultime settimane, con cittadini che chiedono un cambio di rotta nella gestione del conflitto e delle relazioni con i vicini arabi. Le proteste, tuttavia, non sembrano per ora incidere sulle decisioni del premier, che continua a perseguire una linea dura, sia sul fronte militare che su quello diplomatico.
La situazione nello Yemen, dove gli Houthi continuano a lanciare missili nonostante gli attacchi statunitensi, aggiunge un ulteriore strato di complessità al quadro regionale. Gli attacchi verso Israele, seppur finora inefficaci, dimostrano come il conflitto si stia espandendo oltre i confini tradizionali, coinvolgendo attori sempre più distanti geograficamente ma uniti da una comune ostilità verso lo Stato ebraico




