Travaglio e Severgnini, scontro sulla guerra in Ucraina a Otto e mezzo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, è intervenuto nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7 per analizzare lo stato del conflitto tra Russia e Ucraina, prendendo spunto dalle recenti sanzioni statunitensi e da un quadro militare che, sul fronte orientale, appare sempre più complesso. Travaglio, condividendo la prospettiva del direttore di Limes Lucio Caracciolo, ha affermato senza mezzi termini che gli Stati Uniti avrebbero ormai deciso di non proseguire ulteriormente la guerra contro la Russia, segnando una svolta significativa nelle dinamiche internazionali. Secondo la sua analisi, le narrazioni trionfalistiche che hanno caratterizzato i primi anni del conflitto, con i proclami di vittoria dell'Unione Europea, della Nato e del presidente ucraino – il quale prometteva di “recuperare tutti i territori” – non corrisponderebbero più a una realtà dei fatti divenuta assai più cruda e deludente.

La critica di Travaglio all'approccio occidentale

Il giornalista ha quindi espresso una critica feroce alla strategia perseguita dall'Occidente, servendosi di una citazione attribuita ad Albert Einstein per definirne l'essenza: quella che lo scienziato avrebbe definito follia, cioè “ripetere lo stesso comportamento e attendersi risultati diversi”. Una linea di condotta, la sua, che ha individuato nella ripetizione di azioni inefficaci la radice di un fallimento annunciato. Travaglio ha sostenuto, con toni particolarmente accesi, che l'Europa e gli Stati Uniti, non avendo favorito un negoziato in un momento più propizio, avrebbero di fatto “condannato a morte” l'Ucraina, optando per quello che ha etichettato senza mezzi termini come un “suicidio assistito” della nazione aggredita.

Il confronto serrato con Beppe Severgnini

La miccia che ha innescato un dibattito infuocato è stata proprio questa ricostruzione, alla quale ha replicato con veemenza il collega Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, il quale si è detto in totale disaccordo. Severgnini ha rimarcato con forza il ruolo fondamentale avuto dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti e, soprattutto, dall'eroismo del popolo ucraino nel contrastare l'avanzata russa, sottintendendo che, senza quel supporto, le sorti del conflitto sarebbero state ben diverse e probabilmente più tragiche. Ha ribadito la necessità di non dimenticare la natura fondamentale dello scontro, ricordando che “c'è un aggredito e un aggressore”, in una chiara allusione alla responsabilità della Russia nell'aver scatenato le ostilità.

Lo scontro personale e le diverse visioni

La divergenza di opinioni, già profonda sul piano analitico, è rapidamente degenerata in uno scontro personale dai toni aspri. Travaglio, replicando alle obiezioni di Severgnini, ha lanciato un'affermazione tagliente e volutamente provocatoria, chiedendogli se avesse “studiato la storia su Topolino”, in un'evidente critica alla preparazione storica dell'avversario. Questo scambio, al di là della piccata reazione, ha messo in luce le due posizioni antitetiche che spesso animano il dibattito pubblico sulla politica estera: da un lato una visione pragmatica, che invoca un accomodamento con la Russia per porre fine alle ostilità, e dall'altra una prospettiva idealistica, che vede nel sostegno militare e politico a Kiev un dovere irrinunciabile per la difesa dei principi democratici.

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