Il caro carburante affonda i collegamenti marittimi: verso una Pasqua da incubo per le isole
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Redazione Economia
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Non c’è solo il pericolo concreto di aerei fermi a terra per l’esaurimento del cherosene, una scorta che secondo le ultime stime garantirebbe l’operatività per sole tre settimane; a gettare benzina sul fuoco di una crisi logistica senza precedenti è ora il rischio concreto di un collasso dei collegamenti marittimi con le isole minori. Chi aveva pianificato di trascorrere le prossime festività, dal 25 aprile al 1° maggio, magari spostandosi verso la Sicilia o la Sardegna, potrebbe dover fare i conti con una realtà molto diversa da quella sognata: biglietti introvabili o, nel peggiore dei casi, tratte ridotte all’osso se non cancellate del tutto. L’allarme, rimbalzato dalle associazioni di categoria come Assarmatori e Confitarma, è stato raccolto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale ha dichiarato che le compagnie stanno finalmente accogliendo l’invito del governo a ridurre i prezzi alla pompa, un invito che però, per chi naviga, suona come un ironico "buona fortuna" mentre la nave affonda.
La morsa del gasolio, l’autotrasporto alza le barricate
Il settore dell’autotrasporto, un tassello fondamentale – se non il più vitale – della filiera logistica nazionale e in particolare di quella veneta, è entrato in fibrillazione. Il drastico aumento del prezzo del carburante ha portato le imprese a un punto di rottura: c’è tensione, preoccupazione, ma soprattutto una stanchezza profonda dettata dall’impossibilità di reggere costi che continuano a lievitare. La recente riduzione delle accise, prevista dal decreto legge dello scorso 18 marzo, non è stata percepita come un segnale sufficiente da parte del governo; anzi, molti la ritengono una semplice "toppa" inadeguata a coprire una falla così profonda. È per questo che, ieri, su proposta di Confartigianato Imprese Veneto, si è tenuta all’hotel Crowne Plaza di Padova un’assemblea unitaria. Erano presenti Fai, Federazione Autotrasportatori italiani e Cna, riunite per fare il punto della situazione e trovare un’azione comune che abbia la forza di fermare il paese. La posta in gioco è altissima: se i tir si fermano, si ferma l’Italia.
I numeri del Mimit: un calo (lento) che non placa la rabbia
Nonostante il clima incandescente, secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy – aggiornati a domenica 12 aprile – si registra una timida inversione di tendenza. Sulla rete stradale, la benzina in modalità self service si attesta a 1,783 euro al litro, mentre il gasolio scende (se così si può dire) a 2,162 euro al litro. Un arretramento, questo, che segna il terzo giorno consecutivo di calo, un effetto diretto degli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie petrolifere dopo la riunione di giovedì. In autostrada, i prezzi restano però da capogiro: 1,815 euro al litro per la benzina e 2,192 euro per il gasolio. Un dato, quest’ultimo, che fa capire come chi viaggia per lavoro – o per necessità – sia costretto a subire un vero e proprio salasso. Se per il governo questo è un segnale di efficacia ("L’Italia si dimostra più efficace di altri paesi europei", avrebbe detto Urso), per gli autotrasportatori riuniti a Padova è solo la conferma che lo Stato non ha ancora compreso l’urgenza di un’emergenza che rischia di paralizzare il paese proprio nel ponte della Liberazione.




