Yen debole, il ministro Katayama pronto a intervenire se la valuta supera quota 160

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La debolezza cronica dello yen, un fenomeno che da mesi tiene banco nei circoli finanziari di Tokyo e non solo, potrebbe finalmente spingere il governo giapponese a un intervento diretto e massiccio sul mercato dei cambi. Il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, nel corso di un'interrogazione parlamentare oggi, ha di fatto lanciato un segnale chiaro e inequivocabile agli operatori: le autorità nipponiche, con la massima urgenza, stanno monitorando l'andamento del tasso di cambio e sono preparate a reagire con misure decise, qualora i movimenti della moneta dovessero diventare, a loro giudizio, eccessivamente rapidi o speculativi. Lo yen, in queste ore, si aggira pericolosamente vicino a una soglia psicologica e tecnica di primaria importanza, quel livello di 160 yen per dollaro che, se violato, fungerebbe da innesco per un'azione di contrasto.

La soglia dei 160 yen e il precedente del 2024

Il cambio tra dollaro e yen, dopo aver chiuso l'ultima seduta a ridosso dei massimi, si attesta ora su valori che non si vedevano dall'estate del 2024. In quell'occasione, come ricordano gli analisti, la valuta nipponica aveva toccato quota 162, spingendo il Ministero delle Finanze a immettere un fiume di denaro per sostenere lo yen. Quell'intervento, seppur massiccio, aveva avuto effetti temporanei, e ora il mercato si trova ad affrontare le medesime dinamiche, seppur in un contesto geopolitico radicalmente mutato. L'attuale fase di rafforzamento del dollaro, infatti, non è alimentata solamente dalle attese di una politica monetaria divergente tra la Federal Reserve e la Banca del Giappone, ma anche e soprattutto da una crisi internazionale di vaste proporzioni. Il conflitto in Iran, con le sue ripercussioni sui prezzi energetici, sta infatti accentuando una debolezza strutturale dello yen che si trascina ormai da anni. Gli osservatori finanziari sottolineano come, al superamento di quota 160, potrebbe scattare immediatamente una nuova ondata di acquisti di yen da parte dello Stato, esattamente come avvenuto in circostanze simili nel recente passato.

Le parole del ministro Katayama e le aspettative del mercato

L'intervento verbale di Katayama, che in Giappone rappresenta spesso il preludio a un'azione più concreta, arriva in un momento di particolare tensione per i mercati asiatici. Il ministro, di fronte all'aula, non ha usato mezzi termini, affermando che le autorità sono in stato di massima allerta e pronte a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per contrastare movimenti ritenuti speculativi o dannosi per l'economia reale. Questa dichiarazione ha avuto un effetto immediato, seppur contenuto, sul cross dollaro-yen, che ha leggermente ridotto le proprie perdite. Tuttavia, la pressione sul cambio rimane elevatissima. Da un punto di vista tecnico, come evidenziato dalle ultime analisi, il dollaro si trova in una fase di netto rafforzamento: la resistenza più immediata è stata individuata a 158,762, mentre un supporto solido si trova a 157,452. Gli operatori, pertanto, prevedono un proseguimento della spinta rialzista, con il prossimo obiettivo posto proprio a quota 160,072. Il raggiungimento di questo livello, e un suo eventuale superamento, rappresenterebbe il test decisivo per la tenuta della strategia del governo nipponico.

L'incognita della Banca del Giappone e la riunione del 18 marzo

A complicare ulteriormente il quadro, e a rendere l'ipotesi di un intervento imminente più sfumata di quanto si possa pensare, c'è la riunione del board della Banca del Giappone, prevista per il 18 marzo. La decisione sui tassi di interesse, che verrà annunciata al termine dei lavori, avrà inevitabilmente un impatto non solo sul cambio, ma anche sull'andamento dei bond e dei mercati azionari. La premier Sanae Takaichi, dal canto suo, ha più volte sottolineato la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici, un obiettivo che potrebbe entrare in conflitto con un inasprimento della politica monetaria. Se da un lato un aumento dei tassi potrebbe sostenere lo yen, dall'altro rischierebbe di rallentare la crescita economica e aumentare il costo del debito. Questa complessa equazione lascia presagire che, in assenza di una chiara inversione di tendenza dettata dai fondamentali, la vera arma di difesa della valuta resti, per ora, quella dell'intervento diretto sul mercato, un'arma potente ma dal fiato corto, la cui efficacia nel lungo periodo è tutta da dimostrare.

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