Terremoto in Calabria, scossa di magnitudo 4.0 avvertita distintamente in Puglia
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Redazione Interno
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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.0 è stata registrata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel primo pomeriggio di oggi, venerdì 6 marzo, lungo la costa ionica cosentina, con epicentro localizzato in mare, a circa tredici chilometri dalla linea di costa nei pressi di Calopezzati. L’evento sismico, precisamente localizzato alle coordinate geografiche 39.6675 di latitudine e 16.8620 di longitudine, è avvenuto alle ore 14:21 con un ipocentro a una profondità di ventidue chilometri, un fattore, quest’ultimo, che ha permesso alle onde sismiche di propagarsi su un’area particolarmente vasta. Nonostante l’epicentro nel Mar Ionio, la popolazione di numerosi centri della Calabria settentrionale, e in particolare quella dei comuni cosentini di Crosia e Caloveto, oltre alla stessa Calopezzati, ha nettamente percepito il movimento tellurico, sebbene, dalle prime informazioni raccolte, non risultino danni a persone o a edifici.
Un vasto raggio di percezione che abbraccia il Salento
La peculiarità di questo evento sismico, al di là della sua magnitudo moderata, risiede nell’ampiezza del raggio in cui è stato avvertito dalla popolazione; le oscillazioni, infatti, non sono state circoscritte al solo territorio calabrese. Le onde sismiche, attraversando il bacino del Golfo di Taranto, hanno raggiunto distintamente la Puglia, con numerose segnalazioni giunte in particolare dalla provincia di Taranto e da vari punti del Salento, dove residenti ai piani alti delle palazzine hanno riferito di aver avvertito una chiara e netta vibrazione. La percezione del sisma è stata segnalata, sebbene con minore intensità, anche in alcune zone della Basilicata, confermando come la conformazione geologica del fondale ionico favorisca la trasmissione dell’energia sismica su lunghe distanze.
La dinamica tellurica nel contesto geologico calabro
L’area interessata dall’evento odierno, compresa tra la costa jonica cosentina e il Mar Ionio antistante, ricade in una zona classificata a pericolosità sismica alta, caratterizzata da una tettonica complessa data dall’interazione tra la placca africana e quella euroasiatica. L’ipocentro relativamente profondo, localizzato a ventidue chilometri sotto il livello del mare, suggerisce che il rilascio di energia sia avvenuto in corrispondenza di sistemi di faglie attive presenti nella crosta superiore, quelle stesse strutture geologiche che in passato hanno generato eventi sismici di ben più devastante intensità, come il noto terremoto di Rossano del 1836. La magnitudo definitiva, inizialmente stimata in 3.9, è stata poi ricalcolata a 4.0, un valore che, pur non essendo elevato, è più che sufficiente per essere avvertito dalla popolazione in un raggio di diverse decine di chilometri.
Le operazioni di verifica e il monitoraggio in corso
A seguito della scossa, le cui letture strumentali sono state prontamente diffuse dalla Sala Sismica di Roma dell’INGV, sono scattati i consueti protocolli di verifica da parte delle autorità locali e della Protezione Civile, sebbene l’assenza di chiamate ai Vigili del Fuoco per danni concreti abbia immediatamente ridimensionato l’allarme. Le segnalazioni, pur numerose soprattutto attraverso i canali social, descrivevano un evento sismico breve ma chiaramente avvertito, senza che questo si sia tradotto in crolli o lesioni strutturali, limitando così l’intervento degli organi preposti a un monitoraggio di routine dell’evoluzione della situazione sismica nell’area del Cosentino, dove nei giorni scorsi erano già state registrate altre scosse di magnitudo inferiore.




