Strage di Paupisi, ergastolo per Ocone: la decisione dei giudici
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Redazione Interno
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Salvatore Ocone è stato condannato all’ergastolo per la strage di Paupisi, in provincia di Benevento, nella quale il 30 settembre 2025 furono uccisi la moglie Elisa Polcino e il figlio Cosimo, mentre l’altra figlia Antonia rimase gravemente ferita. La sentenza della Corte d’Assise di Benevento è arrivata esattamente un anno dopo il duplice omicidio. Al carcere a vita i giudici hanno aggiunto otto mesi di isolamento diurno e le pene accessorie previste dalla legge.
La strage nella casa di Paupisi e la fuga verso il Molise
La violenza era iniziata nell’abitazione della famiglia. La donna, che aveva 49 anni, fu colpita mortalmente con una grossa pietra; l’aggressione coinvolse poi i due figli presenti in casa. Dopo l’attacco, l’uomo caricò i ragazzi gravemente feriti sull’automobile e lasciò il paese dirigendosi verso il Molise. Il terzo figlio della coppia, Mario, non si trovava a Paupisi perché era a Rimini per motivi di lavoro e per questa ragione sfuggì alla strage.
La fuga terminò nelle campagne vicino a Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dove i carabinieri rintracciarono e catturarono l’uomo dopo diverse ore. All’interno dell’auto trovarono Cosimo, quindicenne, ormai senza vita, mentre la sorella era ancora viva nonostante le gravissime lesioni riportate. Il padre venne arrestato e successivamente trasferito in carcere con accuse che comprendevano il duplice omicidio aggravato, il tentato omicidio e il sequestro di persona.
Antonia sopravvissuta alle ferite e il nodo della perizia psichiatrica
Per la ragazza cominciò invece un lungo percorso sanitario. Trasportata al Neuromed di Pozzilli, in Molise, fu sottoposta d’urgenza a un intervento chirurgico alla testa e attraversò una fase in cui le sue condizioni erano estremamente gravi. Dopo il ricovero e il successivo percorso di riabilitazione, è stata dimessa nel marzo scorso ed è potuta tornare a casa, dove si trovava il fratello maggiore. La sua sopravvivenza ha trasformato il procedimento anche in un processo per il tentato omicidio della figlia.
Uno degli aspetti centrali del dibattimento ha riguardato le condizioni psichiche dell’imputato. L’uomo aveva alle spalle problemi psichiatrici e nel 2011 era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio. La perizia disposta dalla Corte ha però concluso che al momento dei fatti era pienamente capace di intendere e di volere. La difesa, affidata all’avvocato Giovanni Santoro, aveva chiesto di rinnovare l’accertamento per una nuova valutazione delle sue capacità nel momento in cui furono commessi i reati.
La richiesta dell’accusa, i risarcimenti e le pene accessorie
Nel giudizio di primo grado la Procura di Benevento aveva chiesto la pena massima. La Corte ha accolto la richiesta dell’ergastolo avanzata dal procuratore Nicola D’Angelo, mentre il periodo di isolamento diurno stabilito nel dispositivo è stato fissato in otto mesi. Alla pena detentiva si aggiungono l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena e la sospensione dalla responsabilità genitoriale.
Il dispositivo affronta anche le conseguenze economiche nei confronti dei figli sopravvissuti. I giudici hanno riconosciuto una provvisionale di 80 mila euro ad Antonia e di 50 mila euro a Mario, oltre alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili. La decisione pronunciata a Benevento è una sentenza di primo grado e le motivazioni dovranno essere depositate entro novanta giorni. Il legale della difesa ha annunciato che, dopo averle esaminate e aver valutato le ragioni del rigetto della richiesta di una nuova perizia, deciderà sull’eventuale ricorso in appello.
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